Gerusalemme, Pasqua senza fedeli: “In 64 anni non ho mai visto il Santo Sepolcro chiuso”

"Dove non c'è visione, né obiettivo, il popolo perisce", René cita i Proverbi non per esercizio accademico, ma per descrivere il senso di soffocamento che stringe la gola ai cristiani di Gerusalemme nei giorni che precedono questa Pasqua. Mentre il mondo guarda alla Terra Santa come a un simbolo, per chi ci vive la realtà è quella di un esodo forzato e di un isolamento spirituale che non ha precedenti nella storia recente.
Sono passati 2026 anni da quando, a Gerusalemme, Gesù Cristo predicava giustizia, pace e sostegno per i vinti. Oggi, quella missione sembra scontrarsi contro un muro di odio e vendetta. René, che porta nel nome e nel volto la memoria storica dei cristiani di Gerusalemme, osserva con amarezza come i valori umani stiano scomparendo.
"Siamo i cavalieri di Gerusalemme", afferma con orgoglio, riferendosi a una presenza cristiana che un tempo rappresentava il 29% della popolazione di Gerusalemme Est. Oggi, quella cifra è solo un ricordo: i palestinesi cristiani residenti a Gerusalemme est sono oggi circa 5.500. Se nel 1948 i cristiani rappresentavano quasi il 20% della città e negli anni successivi circa il 29%, oggi rappresentano meno del 1,5% – 2% della popolazione totale della Città Santa. La causa principale sono le politiche di Apartheid imposte da Israele sui palestinesi, cristiani e musulmani, che vivono nella città.
"Se continua così, entro dieci anni saremo solo una goccia nell'oceano. Ci stiamo disgregando. Solo quest'anno, 2.000 famiglie sono fuggite da Gerusalemme, Betlemme, Beit Jala e Beit Sahour. Se ne vanno verso l'Europa o l'America perché qui mancano le basi: la casa, la scuola per i figli, un lavoro dignitoso”, continua l’uomo raggiunto telefonicamente da Fanpage.it.
L’avevamo incontrato due anni fa, nel Santo Sepolcro, durante la messa della Pasqua 2024. La stessa messa che quest’anno verrà festeggiata senza fedeli. Secondo le ultime disposizioni delle autorità israeliane, infatti, la città vecchia di Gerusalemme resterà chiusa come per il Ramadan anche per la Pasqua cristiana.
"Ho 64 anni", racconta René con la voce rotta, "e non ho mai saltato una singola celebrazione della Pasqua nella mia vita. Nemmeno nei momenti più duri del passato. Ora, per la prima volta, devo seguire la Pasqua davanti a uno schermo, in streaming".
Il divieto di ingresso nella Città vecchia, è totale: anche chi vive fuori dalle mura, a pochi passi dai santuari, viene respinto. Solitamente i cristiani della Cisgiordania ricevevano permessi speciali per affluire a Gerusalemme. Quest'anno, i permessi sono stati negati a tutti. Le strade sono vuote e le pietre della Città Vecchia non risuonano di preghiere, ma solo del silenzio rotto dalle sirene.
La tensione è esplosa quando le autorità hanno imposto restrizioni che hanno colpito il cuore stesso della liturgia pasquale: Sua Beatitudine il Cardinale Pizzaballa è stato fermato dalla polizia israeliana domenica scorsa, mentre tentava di celebrare la tradizionale processione della Domenica delle Palme.
Lo stesso Cardinale che ai microfoni di Sky news 24 ha ricordato che mentre a lui veniva negato l’accesso al Santo Sepolcro, il parlamento israeliano si preparava ad approvare la pena di morte per i palestinesi detenuti con l’accusa di terrorismo. “La chiesa è molto chiara: non esistono le condizioni per cui la pena di morte possa essere resa necessaria”.
In questo vuoto di potere e di spirito, René indica nel Patriarcato Latino e nel Cardinale Pierbattista Pizzaballa l'unica vera luce. La Chiesa cerca di fornire quel supporto materiale (alloggi e rette universitarie) che lo Stato israeliano nega o rende impossibile ai palestinesi cristiani a Gerusalemme.
Nonostante il blocco e l'ordine governativo, René non si arrende: "Oggi proverò a entrare in città vecchia e al Santo Sepolcro con la mia famiglia. So che non vorranno farmi passare, ci hanno già respinto ieri, ma io proverò ancora e ancora", conclude l’uomo.