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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Gerusalemme, da Israele schiaffo alla Pasqua: polizia blocca il cardinale Pizzaballa davanti al Santo Sepolcro

Gerusalemme: la polizia blocca il Patriarca Pizzaballa e il Custode Ielpo, impedendo la messa delle Palme al Santo Sepolcro. Uno strappo senza precedenti da secoli nella Città Santa.
A cura di Davide Falcioni
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Il cardinale Pizzaballa
Il cardinale Pizzaballa
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Un evento senza precedenti ha scosso questa mattina il cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, segnando una delle pagine più tese nelle relazioni tra le autorità israeliane e le istituzioni cristiane in Terra Santa. La polizia israeliana ha impedito l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e a padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro.

Secondo quanto riferito in una nota congiunta dal Patriarcato e dalla Custodia di Terra Santa, i due massimi esponenti della Chiesa cattolica nella regione stavano procedendo a piedi per andare a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. Nonostante i religiosi si stessero spostando in forma privata, senza insegne cerimoniali o processioni che potessero giustificare restrizioni per motivi di ordine pubblico, sono stati fermati dagli agenti lungo il percorso.

Dopo un acceso confronto, le autorità di sicurezza hanno costretto il Cardinale e il Custode a tornare indietro, rendendo di fatto impossibile la celebrazione del rito solenne all’interno della Basilica. È la prima volta da secoli che ai vertici della Chiesa viene negato l'ingresso nel luogo più sacro della cristianità in un'occasione così significativa.

Padre Francesco Ielpo
Padre Francesco Ielpo

"Questo incidente – spiega in una nota congiunta il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa – costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme. I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall'inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro.

Impedire l'ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la massima responsabilità ecclesiastica per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata.

Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un allontanamento estremo dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo.

Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa esprimono il loro profondo dolore ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata in questo modo impedita".

Perché è un atto gravissimo

L'impedimento opposto al Patriarca e al Custode non è solo un incidente diplomatico, ma una ferita profonda inferta alla libertà di culto in un momento altamente simbolico. La Domenica delle Palme inaugura la Settimana Santa, rievocando l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme: bloccare proprio oggi i successori degli apostoli sulla soglia del Santo Sepolcro significa colpire al cuore l'identità cristiana della città.

L'episodio rappresenta una violazione plateale dello "Status Quo", il complesso codice di norme e consuetudini che da secoli regola la convivenza e l'accesso ai Luoghi Santi, garantendo un fragile equilibrio in una terra martoriata. Impedire ai capi della Chiesa di officiare i riti pasquali invia un segnale di chiusura e ostilità, ma appare anche come una vendetta da parte di Israele per le posizioni assunte da Pizzaballa, che ha spesso denunciato i crimini dell'IDF durante il genocidio di Gaza.

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