Gaza, la moglie di Marwan Barghouti detenuto da 24 anni: “Israele vuole uccidere la speranza”

Fadwa Barghouti, avvocata e moglie di Marwan Barghouti, il leader palestinese in carcere da 24 anni condannato a cinque ergastoli, si trova in Italia da alcuni giorni per incontrare istituzioni, movimenti politici e rappresentanti della società civile, compresi i sindacati, per promuovere la campagna per la liberazione di suo marito e di tutti i progionieri palestinesi.
L'incontro in ambasciata
Oggi la donna ha tenuto un incontro all'interno dell'ambasciata palestinese a Roma. Accanto a lei era presente l'ambasciatrice palestinese a Roma, Mona Abuamara che ha rivolto un appello ai media italiani affinché "ascoltino i palestinesi e non parlino solo di loro ma con loro". Secondo l'ambasciatrice, è importante "parlare di Palestina con i palestinesi senza parlare di noi in base a quanto quello che avviene si riflette su Israele, e senza offrire giustificazioni alla forza occupante".
"Senza dubbio il motivo per cui Israele non ha rilasciato Marwan Barghouti", in nessuno degli scambio tra prigionieri previsti dall'accordo di pace per la Striscia di Gaza, "è un motivo squisitamente politico e non certo un motivo di sicurezza nazionale" ha spiegato Fadwa Barghouti ai cronisti presenti. Infine ha concluso: "Marwan rappresenta la speranza per il popolo palestinese e Israele vuole uccidere la speranza".
L'appello alla premier Meloni
Due giorni fa Fadwa Barghouti ha incontrato invece a Montecitorio i leader di opposizione Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. “Meloni dica no a Trump, l’Italia non può partecipare al Board of Peace. È inaccettabile” hanno chiesto al termine della riunione. Al momento il nostro Paese non può prendere parte all'organizzazione targata Trump per ragioni costituzionali, ma secondo il presidente USA la premier Meloni sarebbe intenzionata ad entrare: "Me l'ha detto lei" ha riferito oggi ai cronisti. In giornata la premier, a margine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha chiarito la sua posizione: “Siamo disponibili ma il problema è costituzionale, ho chiesto a Trump di rivedere”.