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Francia, lo stato d’emergenza diramato prima della strage al Bataclan

Thomas Andrieu, alto funzionario del Ministero degli Interni francese, ha raccontato uno dei retroscena della sera del 13 novembre, quella della strage di Parigi. Il presidente Hollande e i suoi ministro hanno approvato lo stato d’emergenza in meno di due ore e prima ancora di venire a conoscenza di quanto stava accadendo al Bataclan.
A cura di Davide Falcioni
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Meno di due ore per decretare lo "stato d'emergenza" in quello che è stato il provvedimento legislativo più veloce della Quinta Repubblica, forse dell'intera storia della "Republique francaise". La sera del 13 novembre scorso, giorno degli attentati di Parigi,  il presidente Francois Hollande era ancora allo Stade de France per assistere al match tra Francia e Germania quando venne avvisato di un attacco kamikaze all'esterno dell'impianto sportivo. I retroscena di quello che sarebbe accaduto nei minuti e nelle ore successive sono stati resi noti da Thomas Andrieu, alto funzionario del Ministero degli Interni francese con delega alle libertà pubbliche e agli affari giuridici, che in un'intervista rilasciata all'agenzia stampa AEF ha raccontato: "Venni avvisato alle 22 e 30 della decisione del presidente della Repubblica di indire lo stato d'emergenza. Il nostro primo compito fu quello di redigere i decreti attuativi che sarebbero stati discussi a mezzanotte dal Consiglio dei Ministri. In meno di due ore il governo aveva approvato i provvedimenti, non era ancora noto neppure cosa stava accadendo al Bataclan, l'avremmo saputo solo venti minuti più tardi". Insomma, il governo francese il 13 novembre ha diramato un provvedimento di emergenza senza conoscere ancora tutto quello che era accaduto.

Stato d'Emergenza promulgato dopo una discussione di sole 48 ore

Pochi minuti dopo i primi attentati, riferisce ancora Andrieu, "tutti i prefetti francesi e le forze di sicurezza erano stati mobilitati". Il ministero degli interni avrebbe redatto le istruzioni ufficiali la mattina successiva, alle 7. Da quel momento in poi la Francia avrebbe dedicato uomini e mezzi alla cattura dei responsabili e complici della strage, promulgando di tre mesi lo Stato d'Emergenza lo scorso 20 novembre, dopo una discussione in Parlamento di appena 48 ore.

Dal 13 novembre le forze di polizia francesi hanno effettuato oltre 2mila ricerche amministrative che hanno portato all'emissione di 220 ordini di custodia e alla scoperta di 320 armi detenute illecitamente, 31 delle quali da guerra. Quello instaurato in Francia da meno di tre settimane è un autentico "stato di polizia" in cui l'unanimità dei parlamentari si sono dichiarati favorevoli a una sospensione di alcuni diritti per la "tutela della sicurezza nazionale". Come spiega Andrieu anche l'uso della forza sarà permesso, ma "in misura strettamente proporzionata alla pericolosità dell'obiettivo. Gendarmi e poliziotti possono sfondare una porta di una privata abitazione se pensano che l'inquilino possa rappresentare un pericolo". Il funzionario, tuttavia, assicura che "tutti i target delle forze dell'ordine derivano da uno screening approfondito da parte degli inquirenti L'obiettivo è smantellare il terrorismo e ripristinare l'ordine pubblico. Per farlo, tuttavia, non è necessario un collegamento diretto tra un soggetto e un'organizzazione terroristica". Insomma, persino gli arresti alle manifestazioni contro il COP21 trovano una giustificazione nella lettura offerta dallo "stato d'emergenza", per non parlare del "divieto di vendere alcolici" imposto da un prefetto nel nord del Paese. Anche in questo caso, spiega Thomas Andrieu, l'obiettivo di evitare ubriachi si concilia con quello di non turbare l'ordine pubblico. Cosa c'entri con il terrorismo è un mistero…

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