Secondo Gunter Lubitz non è stata colpa di suo figlio se esattamente due anni fa l’aereo della Germanwings che Andreas Lubitz pilotava si è schiantato sulle Alpi francesi provocando la morte di tutte le persone a bordo. Il padre del copilota morto a ventotto anni insieme ad altre 149 persone dopo due anni dal disastro dell’aereo Germanwings ha deciso di rompere il silenzio per dire che suo figlio non era depresso come sostiene l’accusa e che quel giorno non ha deciso di suicidarsi. I contenuti delle sue accuse sono stati anticipati dal settimanale Zeit e subito sia la magistratura che i parenti delle vittime del disastro aereo hanno reagito alle parole del padre del copilota.

"Ricostruzione falsa, mio figlio non era depresso" – “Tutti credono alla teoria del copilota depresso da tempo, che ha scelto di schiantarsi sulle montagne. Un atto premeditato. Noi siamo convinti che questa ricostruzione sia falsa”, è di fatto quanto sostiene la famiglia di Lubitz. Secondo il padre, Andreas Lubitz aveva superato la sua depressione già sei anni prima della caduta dell'aereo. “Aveva ritrovato la sua forza originaria e la sua gioia di vivere”, ha detto l’uomo che proprio nel giorno del secondo anniversario della tragedia ha convocato una conferenza stampa a Berlino dando la parola anche a un esperto di aviazione assunto per fare chiarezza sull'inchiesta.

La rabbia dei parenti delle vittime – Le accuse mosse dal padre di Lubitz insistono sul fatto che gli inquirenti non avrebbero dovuto sequestrare le cartelle cliniche del copilota, in quanto esisteva un divieto di sequestro. Il procuratore Christoph Kumpa ha replicato che il sequestro è avvenuto dopo un apposito decreto giudiziario. Secondo il magistrato non ci sono motivi per credere che il motivo del gesto non sia stato volontario, che non sia stato, un suicidio. Intanto i parenti delle vittime lo hanno accusato di insensibilità e di mancanza di rispetto.  “I parenti sono scioccati da questa notizia”, ha fatto sapere uno dei loro legali.