Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato una settimana fa all’aeroporto del Cairo mentre tornava a casa per trascorrere un breve periodo di vacanza, è stato trasferito dalla stazione di Polizia di Mansura-2  a un'altra stazione, Talkha, a breve distanza. Ne dà notizia l'ong Eipr. La famiglia e i legali di Eipr hanno potuto visitarlo nel pomeriggio “per meno di un minuto”. È in condizioni di detenzione "meno favorevoli" rispetto all'altro luogo, riferiscono, ma "non è stato maltrattato o preso di mira in alcun modo nel suo nuovo luogo di detenzione”.

La Procura di Mansoura, in Egitto, ha fissato per il 15 febbraio la discussione del ricorso dei legali di Zaki contro la detenzione di 15 giorni decisa l'8 febbraio. Se questo ricorso sarà accolto, il ragazzo verrà scarcerato. Se invece verrà rigettato, resterà fissata l’udienza del 22 febbraio in cui i giudici decideranno se prorogare o meno la custodia cautelare di altri 15 giorni, motivando la decisione con ulteriori indagini sul caso. Ieri, Nashat Dahi, noto giornalista egiziano, nel corso di una trasmissione televisiva ha rivelato che Zaki, sarebbe stato arrestato perché “è andato a fare un master sull’omosessualità in Egitto”.

Amr, l’amico di Zaki, commentando l’udienza del 15 febbraio, ha dichiarato all’Ansa: "È una buona notizia, perché non è comune fissare qualcosa prima dell’udienza canonica per il prolungamento della custodia cautelare. Speriamo che non sia una trappola per far pensare all’opinione pubblica che abbiamo vinto in modo che cali l’attenzione. L’hanno anche trasferito in una prigione di qualità inferiore, per così dire, dove ora è circondato da criminali, mentre prima era circondato solo da detenuti politici”. Mentre su Twitter Amr ha scritto: “I prossimi due giorni saranno cruciali per tutti noi, continuate a parlare di Patrick”.