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Egitto, continuano gli scontri dopo la strage di Port Said: 3 i morti tra i manifestanti (VIDEO)

Per il secondo giorno consecutivo sono in corso gli scontri tra manifestanti e polizia al Cairo e, oltre ai numerosissimi feriti, si registrano almeno tre vittime. Sarebbero morti tutti a causa di colpi d’arma da fuoco. Il sangue però non ferma le proteste con i manifestanti che puntano il dito contro il governo e le forze di sicurezza.
A cura di Susanna Picone
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Per il secondo giorno consecutivo sono in corso gli scontri tra manifestanti e polizia al Cairo e, oltre ai numerosissimi feriti, si registrano almeno tre vittime. Sarebbero morti tutti a causa di colpi d’arma da fuoco. Il sangue però non ferma le proteste con i manifestanti che puntano il dito contro il governo e le forze di sicurezza.

È di nuovo guerriglia in Egitto dove, a seguito del disastro avvenuto mercoledì sera allo stadio di Port Said dove sono morte 74 persone, i tifosi sopravvissuti e i manifestanti sono scesi nuovamente in piazza per protestare contro il governo guidato dai militari e ritenuto responsabile delle violenze avvenute allo stadio. Sin da subito i sopravvissuti alla tragedia durante la partita di calcio avevano lamentato una mancanza di impegno da parte delle forze di sicurezza che non avevano fatto nulla per prevenire la strage e ben presto dall’ambito dello sport  le proteste si sono spostate verso quello della politica.

Queste sarebbero le motivazioni alla base dei nuovi scontri con i manifestanti che per il secondo giorno consecutivo continuano ad assediare il Ministero dell’Interno al Cairo. Proteste che già hanno fatto registrare le prime vittime: sono tre i morti accertati nelle ultime ore, due manifestanti hanno perso la vita a Suez quando la polizia ha sparato per trattenere la folla che cercava di entrare in una stazione della polizia. Il terzo manifestante è morto al Cairo qualche ora dopo, anche quest’ultimo sarebbe stato ucciso da un colpo di arma da fuoco; secondo le fonti locali tutte le vittime erano giovanissime.

Il sangue in ogni caso non sembra fermare l’assedio nella capitale egiziana dove i manifestanti continuano a lanciare pietre contro l’edificio del ministero e la polizia risponde con lacrimogeni e con i colpi d’arma da fuoco. Ciò che chiedono con maggiore insistenza sono le dimissioni del capo di Stato provvisorio Mohamed Hussein Tantawi ma nel mirino dei manifestanti restano anche il premier Ganzouri e il ministro dell’Interno Mohammed Ibrahim.

Secondo quanto riportato da alcuni testimoni al Cairo e dal tam tam di Twitter, il numero delle persone intossicate dai gas lacrimogeni è altissimo e nelle strade intorno a piazza Tahrir è alta una nuvola di fumo. Secondo il Ministero della Salute, inoltre, sarebbero almeno 400 le persone rimaste ferite.

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