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Egitto, bagno di sangue: militari sparano sui manifestanti (DIRETTA)

Non si fermano le violenze in Egitto dopo il tragico bilancio che parla di centinaia di morti. Assaltate sedi del governo e militari autorizzati a sparare sui civili. Obama ha annunciato l’annullamento delle esercitazioni militari congiunte e l’Onu ha chiesto lo stop alle violenze.
A cura di Antonio Palma
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Ore 21.05: Fonti ufficiali della sicurezza egiziana affermano che i morti in tutto il paese sono 60, tra i quali 52 civili e 8 poliziotti. Lo ha reso noto Associated Press, che ha garantito l'anonimato delle sue fonti.

Ore 19.45: Alcuni manifestanti hanno riferito che elicotteri dell'esercito hanno sparato sulla folla: "Gli elicotteri hanno iniziato a spararci. Un mio amico è stato colpito alla testa ed è morto. C'erano altre persone che sparavano dalle finestre".

Ore 19.00: Questo è il messaggio inviato ieri dai Fratelli Musulmani a tutti i suoi sostenitori in Egitto. "La lotta per rovesciare questo regime illegittimo è un obbligo: un obblico islamico, nazionale, morale e umano e non non molleremo finché la giustizia non avrà la meglio. La nostra è una rivoluzione pacifica: continueremo a mobilitare le persone e scendere in piazza senza ricorrere alla violenza e al vandalismo".

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Ore 18.06. L'inviato del quotidiano britannico Guardian è riuscito ad entrare in una Moschea e a contare una ventina di cadaveri della manifestazione odierna. Ecco la foto, pubblicata sul suo profilo twitter.

Ore 17:43: Secondo fonti della sicurezza citate dal Guardian, sarebbero già 50 i morti degli scontri al Cairo. Il bilancio è tuttavia destinato ad aumentare.

Ore 16.40: Cresce vorticosamente il numero di morti in tutte le principali città egiziane. Secondo i Fratelli Musulmani al Cairo ci sarebbero 25 vittime, altre 12 a nord est della capitale. Intanto si è dimesso Khaled Dawd, portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, ombrello delle opposizioni al regime di Morsi e oggi sostenitori dell'esecutivo provvisorio.

Ore 15.55: E' di 4 morti e decine di feriti il bilancio provvisorio degli scontri a Ramses Square nel centro del Cairo. Uomini armati hanno iniziato il fuoco dal ponte del 15 maggio al centro della città.

UPDATE: Si terrà oggi, dopo la preghiera del venerdì, il Giorno della Rabbia, stesso nome dato alla grande manifestazione del 28 gennaio del 2011 che, dopo 18 giorni, provocò la caduta di Mubarak. Milioni di cittadini egiziani scenderanno in piazza nelle principali città del Paese, mentre il governo ad interim ha difeso la repressione affermando che non c'era altra scelta. Il Ministero della Sanità ha detto che i morti ufficiali sono 578, ma fonti dei fratelli musulmani hanno parlato di una carneficina e di almeno 2.600 vittime.

E' un vero e proprio bagno di sangue quello avvenuto in questi giorni in Egitto dove a seguito della violenta repressione della polizia contro i manifestanti pro-Morsi ci sono stati almeno settecento vittime tra cui diversi poliziotti e migliaia di feriti, secondo il bilancio ufficiale dello stesso ministero della salute egiziano. Numeri da guerra civile, ma le violenze non si fermano. Centinaia di sostenitori dei Fratelli musulmani hanno assaltato e dato fuoco a due sedi del governo a Giza, la città vicino al Cairo nota per le sue piramidi e il ministero dell'Interno egiziano ha annunciato, in un comunicato letto ieri sera dalla tv di Stato, di aver autorizzato polizia e militari a sparare contro chiunque tenti di attaccare le forze di sicurezza o siti strategici. Per i Fratelli musulmani, che denunciano ancora migliaia di vittime rispetto a quelle ufficiali del governo, oggi è il giorno della collera e hanno già annunciato nuove manifestazioni di Piazza a Il Cairo. Nella Capitale molti negozi e uffici governativi sono chiusi, così come banche e borsa valori, il traffico è scarso e molte persone si sono chiuse in casa per paura di ulteriori violenze.  Stando a fonti locali i manifestanti pro Morsi infatti dopo il violento sgombero dei sit in piazza hanno eretto nuove barricate a Ebeid Street, non molto distante da piazza Rabaa.

Gli Usa annullano esercitazione congiunta – Sulla carneficina in atto in Egitto sono intervenute tutte le diplomazie internazionali per chiedere l'immediato stop alle violenze. I Presidente Usa Barack Obama in un messaggio diffuso ieri ha spiegato che gli Stati uniti annulleranno le previste esercitazioni congiunte con l'Egitto e no ha escluso ulteriori passi. "Ci opponiamo alla legge marziale che nega i diritti ai cittadini mettendo in pericolo la liberta individuale, rivolgiamo le condoglianze alle famiglie dei morti" ha detto Obama, aggiungendo "Confermiamo il nostro impegno per l'Egitto e il suo popolo, ma non può continuare l'uccisione di civili per strada, il popolo egiziano merita di più di quanto abbiamo visto negli ultimi giorni". Sul caso è intervenuto anche il Consiglio di sicurezza dell'Onu, la cui riunione era stata richiesta con urgenza dalla Gran Bretagna e della Francia, due dei cinque membri permanenti del consesso. Nel comunicato finale si legge che "I membri del Consiglio di sicurezza ritengono sia importante mettere fine alla violenza in Egitto e che tutte le parti esercitino la massima moderazione".

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