Davos, premier canadese Carney si schiera con la Groenlandia: “Vecchio ordine mondiale non tornerà più”

Nel suo intervento di ieri al World Ecomomic Forum di Davos il premier canadese Mark Carney ha dichiarato che “Siamo giunti alla fine di una piacevole finzione per entrare in una dura realtà: l’ordine mondiale basato sulle regole non funziona più”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Al World Economic Forum di Davos, mentre si attende l'arrivo di Donald Trump per il suo intervento in programma alle 14:30, in ritardo per un problema tecnico all'Air Force One, si avvicendano gli interventi degli altri leader mondiali. Ieri è stato il turno del presidente francese, che dalla Svizzera ha accusato Trump di ‘bullismo' e di volere un'Europa "vassalla". Ha preso la parola anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo cui i nuovi dazi Usa, minacciati dopo lo schieramento di militari europei in Groenlanida, sono "un errore".

Ieri pomeriggio a parlare è stato anche il primo ministro Mark Carney, secondo cui il vecchio ordine mondiale non tornerà più. Carney ha detto che il Canada si schiera "completamente" al fianco di Groenlandia e Danimarca, invitando le potenze medie del mondo a collaborare per resistere alle pressioni coercitive delle superpotenze aggressive.

"Siamo giunti alla fine di una piacevole finzione per entrare in una dura realtà: l'ordine mondiale basato sulle regole non funziona più": lo ha dichiarato il premier canadese. "Siamo nel bel mezzo di una fase di rottura, non di una transizione: le grandi potenze hanno iniziato a usare la leva economica come un'arma: l'integrazione economica è divenuta la fonte della subordinazione" ha proseguito. Il Canada è stato uno dei primi Paesi "a sentire il campanello d'allarme" che un cambiamento fondamentale era in corso, ha aggiunto il primo ministro. Il Canada ha beneficiato di un'era di "egemonia americana", ma ora deve cambiare rotta, con le grandi potenze che usano sempre più il loro potere economico come leva. Secondo il premier, Paesi come il Canada non hanno altra scelta se non quella di costruire nuove alleanze per contrastare tattiche di pressione e intimidazione. "La questione per le potenze medie, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà. Dobbiamo farlo. La questione è se adattarci semplicemente costruendo muri più alti o se possiamo fare qualcosa di più ambizioso".

"Sappiamo bene che il vecchio ordine non tornerà più, ma non dobbiamo essere nostalgici: crediamo che da questa rottura sia possibile costruire un sistema più giusto, e questo è il compito delle medie potenze che devono agire insieme perché se non saranno sedute al tavolo, saranno sul menu", ha avvertito il premier canadese.

"C'è una forte tendenza, tra i Paesi più piccoli, ad adeguarsi per evitare guai, sperando che la sottomissione garantisca sicurezza. Non sarà così", ha affermato. Carney ha infine ribadito l'impegno di Ottawa nel rafforzare la sicurezza del fianco settentrionale e occidentale della Nato.

Il primo ministro ha pronunciato il suo discorso a Davos dopo che il quotidiano canadese Globe and Mail ha scritto che l'esercito canadese ha sviluppato una risposta modello a un'invasione statunitense. Citando due alti funzionari governativi anonimi, il giornale ha affermato che il modello di risposta canadese si concentra su tattiche di tipo insurrezionale, come quelle utilizzate in Afghanistan dai combattenti che hanno resistito alle forze sovietiche e successivamente statunitensi. In uno scenario di invasione, le forze statunitensi probabilmente supererebbero la posizione strategica del Canada in pochi giorni, ha sottolineato il Globe.

Dopo le elezioni di Trump del 2024 e nei primi mesi del suo nuovo mandato, ha ripetutamente definito il vicino settentrionale degli Stati Uniti il 51esimo stato e ha affermato che una fusione avrebbe fatto bene al Canada. I propositi di Trump in merito a una possibile annessione si sono allentati negli ultimi mesi. Anche se ieri notte ha pubblicato un'immagine sulla sua piattaforma social di una mappa che mostra Canada e Venezuela coperti dalla bandiera statunitense: un chiaro avvertimento a entrambi i Paesi.

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