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Strage di Crans-Montana in Svizzera

Crans-Montana, parla il padre di un 17enne morto nel rogo: “So chi ha pagato la cauzione per Moretti”

Michel Pidoux, padre di Trystan, vittima della strage di Crans-Montana, denuncia chi ha pagato la cauzione per liberare Jacques Moretti, proprietario del locale della strage di Capodanno: “So chi è… Potrei citofonargli a casa nei prossimi giorni per conferma e rendere tutto pubblico con la stampa europea”.
A cura di Biagio Chiariello
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Jacques Moretti
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Oltre a segnare la vita dei familiari delle vittime la tragedia di Crans-Montana sta continuando a sollevare interrogativi inquietanti sulla gestione dei locali coinvolti e delle responsabilità. Michel Pidoux è il padre di Trystan, uno dei tanti giovani morti nella strage di Capodanno al bar Le Constellation. Il giovane aveva 17 anni. Giorni fa, durante la “marcia bianca” a Lutry, a un mese dall’incendio, Pidoux si era rivolto ai 1.500 presenti (con la maglia azzurra della nazionale italiana, ringraziando l’Italia “per quello che sta facendo”) per denunciare l’opacità che circonda la cauzione di 200.000 franchi che ha permesso a Jacques Moretti, proprietario del locale, di uscire di prigione.

“La chiave degli affari di Moretti sta nell’acquisto del Senso e nel nome di chi gliel’ha venduto”, ha detto, riferendosi a un altro locale dei coniugi a Crans-Montana. Il Senso è un discobar situato in avenue de la Gare, non lontano dal Constellation, che secondo Pidoux e alcune fonti locali potrebbe essere al centro di affari opachi dei Moretti, incluso chi abbia effettivamente pagato la cauzione. Secondo le informazioni raccolte dai negozianti vicini al locale a vendere il bar a Jacques Moretti nel 2020 sarebbe stato un celebre imprenditore elvetico del settore orologiero, un nome già comparso anche sulla stampa svizzera.

Il Corriere della Sera ha incontrato Pidoux a Losanna, dove vive dall’inizio della tragedia. Assistito dall’avvocato svizzero Christophe de Galembert, Pidoux coordina i contatti tra le famiglie delle vittime e raccoglie informazioni sui Moretti, gestendo un gruppo Facebook che ha già superato i 20.000 follower, alla ricerca di giustizia. Alla domanda se fosse proprio quell’imprenditore ad aver firmato la cauzione, risponde senza esitazioni: “Certo, so bene chi è… Potrei persino andare a citofonargli a casa nei prossimi giorni e chiedere conferma. Chiamerò la stampa europea”. Nel suo sguardo non c’è spazio per scherzi: la rabbia e il dolore sono evidenti.

“È a piede libero dopo aver pagato 200.000 franchi. Un’ingiustizia pensando a mio figlio Trystan che non c’è più. Morto con altre 40 persone”, dice, ricordando con voce ferma e occhi lucidi l’ultima telefonata con il figlio: “Quaranta minuti dopo la mezzanotte dello scorso Capodanno. Mi ha detto: ‘Auguri papà, ti amo’. Me lo diceva sempre…”

Il dolore di Pidoux non si limita alla memoria del figlio. L’indagine svizzera procede lentamente, e lui non risparmia critiche: “La Svizzera è un paese piccolo. Il Canton Vallese è ancora più piccolo. Non parliamo poi di Crans… È tutta una questione di ‘petits arrangements entre amis', piccoli favoretti tra amici”. Una denuncia, in altre parole, che svela il senso di impotenza dei familiari davanti a un sistema che sembra proteggere i potenti.

Jacques Moretti, secondo Pidoux, è peraltro un uomo già condannato per sfruttamento della prostituzione. “Ha tenuto la bocca chiusa quando lo hanno messo dentro – spiega Pidoux –. A Crans succede di tutto: arrivi con valigie piene di cash, raccolto qui e là, e lo investi dove vuoi senza che nessuno ti faccia domande”.

Il padre di Trystan parla poi anche del figlio: un ragazzo dal cuore enorme, con la mentalità di un uomo, sempre pronto ad aiutare chi aveva bisogno. “Lavorava con me, ero orgoglioso di lui”.

Intanto, la giustizia svizzera e quella italiana proseguono parallelamente. A Sion Jean-Marc Gabrielli, “figlioccio” di Moretti, dovrà rispondere alle domande dei pm, mentre i legali delle famiglie italiane attendono di poter ascoltare i feriti ricoverati al Niguarda di Milano. Le indagini a Roma, aperte per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni gravissime aggravate dalla violazione delle norme antinfortunistiche, restano in attesa degli atti elvetici, mentre gli inquirenti già raccolgono cartelle cliniche e completano autopsie sulle vittime italiane.

Parallelamente, l’Ufficio federale di giustizia svizzero ha invitato la Procura capitolina a un incontro tecnico fra magistrature inquirenti italiane e svizzere. Secondo quanto si è appreso, alla riunione parteciperanno i magistrati del Canton Vallese per creare contatti diretti, aggiornarsi sullo stato dei procedimenti penali e coordinare le misure investigative. La consegna delle prove avverrà solo nell’ambito della procedura di assistenza giudiziaria, e verrà discusso anche il possibile coinvolgimento di squadre investigative comuni.

La morte dell’ultimo giovane, Alexis Bollag, 18 anni, avvenuta a Zurigo lo scorso 31 gennaio, ha portato a 41 il numero delle vittime. La maggior parte erano adolescenti o ragazzi poco più che ventenni. A Lutry, 10 dei giovani deceduti erano legati alla squadra locale di basket, proprio come Trystan.

La vicenda del pagamento della cauzione e delle responsabilità dei Moretti resta dunque avvolta nel mistero, ma Michel Pidoux non smette di chiedere chiarezza. “Ci stiamo muovendo tra noi famiglie, raccogliamo informazioni, cerchiamo giustizia. Se qualcuno ha i soldi e può liberarsi, lo faccia… Ma pensi a mio figlio, pensi a quello che hanno fatto. Questo non è un semplice incidente, è una tragedia evitabile”.

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