Crans-Montana, Jessica Moretti in lacrime: “Non sono scappata. Il personale non sapeva gestire gli incendi”

Non sono bastate le 10 ore e 45 minuti di interrogatorio di Jessica Moretti per sciogliere tutti i dubbi degli inquirenti e degli avvocati delle vittime dell'incendio di Crans-Montana. Il colloquio con la Procura del Cantone Vallese si è concentrato soprattutto sulle misure di sicurezza all'interno del locale, il vero nodo da sciogliere per capire se – e quale – sarà il campo d'imputazione nei confronti di Jacques e Jessica Moretti, proprietari del bar Le Constallation dove la notte di Capodanno sono morte 40 persone.
Martedì 20 gennaio è stato ascoltato Jacques, arrivato intorno alle 8 del mattino dal carcere di Iles, dove si trova attualmente detenuto in attesa che terminino i controlli sul garante della sua cauzione. Il giorno successivo è stato il turno della moglie, unico gestore del bar della strage e sottoposta a misure cautelari.
Ad accompagnare Jessica alla procura di Sion sono stati i suoi legali, Yaël Hayat e Nicola Meier, ma sul posto c'erano anche circa 30 avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime, sia italiane che straniere. Tra loro anche Romain Jordan che dopo aver assistito al colloquio ha spiegato che le domande più importanti restano aperte: "Poca chiarezza. Ci sono ancora molti punti da affrontare".
L'interrogatorio di Jessica si è concentrato sulle misure di sicurezza e sulla cronologia dei fatti avvenuti quella notte e per i quali è indagata insieme al marito per omicidio, lesioni e incendio a titolo colposo. La sua versione è particolarmente rilevante perché era presente nel bar la sera dell'incendio, al contrario del marito che si trovava in un altro dei loro tre locali svizzeri. Sempre Jessica, come apprende Fanpage.it dalle carte dei precedenti colloqui con gli inquirenti, avrebbe anche aiutato i camerieri a portare ai tavoli le bottiglie con le candele pirotecniche probabile innesco del rogo.
Oggi, come riporta la tv svizzera BFM, Jessica ha ammesso che i suoi dipendenti non erano formati rispetto alla gestione degli incendi, e ha anche aggiunto che le due guardie di sicurezza lo erano, al contrario rispetto a eventi passati. L'incontro è stato descritto come "estremamente emotivo" con pianti che hanno accompagnato il ricordo di Cyane Panine, la cameriera con il casco che portava le bottiglie sulle spalle del collega, e le dichiarazioni sul marito Jacques.
Gli inquirenti si sono concentrati sulla schiuma fonoassorbente presente sul soffitto, rilasciando dichiarazioni coincidenti con quelle a cui aveva risposto anche il marito il giorno precedente. Ha confermato che il pannello era stato stata installato nel 2015 dall'uomo all'interno del seminterrato poco dopo l'acquisto del locale.
È stata ascoltata anche in relazione alle uscite di sicurezza, che secondo le prime ricostruzioni sarebbero state ostruite al momento dell'incendio, o chiuse dall'interno. Punti che adesso dovranno essere verificati dagli inquirenti. Infine, la donna ha lanciato una stoccata alla stampa italiana, negando di essere scappata con la cassa in quei momenti convulsi.
Quando è uscita dalla sede della Procura a Sion si è rifiutata di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.