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Strage di Crans-Montana in Svizzera

Jacques Moretti torna a casa: chi ha pagato la cauzione di 400mila franchi. E spunta nuovo testimone della strage

Jacques Moretti è stato liberato su cauzione ed ora si trova nella sua villa di Lens con moglie e figli, ma l’identità del benefattore resta anonima. Intanto un supertestimone contesta parti del racconto dei coniugi francesi, mentre un residente dello stabile dove si trova il locale della strage di Capodanno denuncia il fatto che la porta di sicurezza fosse “sempre chiusa”.
A cura di Biagio Chiariello
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Jacques e Jessica Moretti
Jacques e Jessica Moretti
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La prima notte fuori dal carcere di Sion, Jacques Moretti l’ha trascorsa nella villa di famiglia a Lens insieme alla moglie Jessica e ai due figli, di cinque anni e dieci mesi.

La scarcerazione è stata possibile grazie al pagamento di una cauzione di 400 mila franchi svizzeri (circa 430 mila euro). Ma chi l'avrebbe pagata (anche per la moglie, Jessica)?

Chi ha pagato la cauzione di Jacques Moretti?

Sull’identità della persona dietro al versamento circolano solo ipotesi: la coppia Moretti non era originaria della regione e non disponeva di una rete di amici solida. In una nota del 9 gennaio, la Procura generale di Sion aveva precisato che Jacques “non aveva stretto relazioni personali” con gli abitanti della zona. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, le persone che avrebbero potuto disporre dei mezzi per pagare la cauzione si riducono a tre: un assicuratore e un notaio con uffici a pochi passi dal locale Le Constellation, e un terzo uomo che Jacques incontrava regolarmente per affari.

Nonostante la libertà provvisoria, i Moretti restano comunque sotto stretto controllo: i documenti ritirati impediscono loro di spostarsi liberamente, con obbligo di firma quotidiano per Jacques e ogni tre giorni per Jessica.

Il racconto del supertestimone sulla notte di Crans Montana

Intanto, attorno alla notte del rogo, continuano ad affiorare versioni divergenti. Un supertestimone, Paolo Campolo, analista finanziario italiano che vive a Crans dal 2023, mette in discussione parti centrali del racconto dei Moretti. È uno dei primi a entrare nel locale in fiamme, finisce in ospedale per l’intossicazione da fumo e prova a salvare chi è rimasto intrappolato. Racconta di aver forzato una porta laterale chiusa dall’interno insieme a un altro uomo, di essersi trovato davanti corpi ammassati, di aver tirato fuori per prima Cyane, la giovane cameriera poi deceduta. Dice di averla sentita respirare ancora. Ricorda qualcuno che le pratica il massaggio cardiaco, gesto che lui stesso contesta perché, sostiene, avrebbe potuto peggiorare le sue condizioni.

Su un punto, però, Campolo è netto: Jessica Moretti, quella notte, lui non l’ha mai vista. Una dichiarazione che collide con la versione fornita dalla donna agli inquirenti, secondo cui sarebbe uscita dal locale, avrebbe cercato aiuto, sarebbe tornata sul retro e avrebbe parlato con Cyane prima di essere mandata a casa dal marito. Le due ricostruzioni si sfiorano ma non coincidono mai del tutto. Campolo ammette che nel caos avrebbe potuto non riconoscerla, ma ribadisce di non averla percepita sulla scena. E aggiunge un altro elemento: le autopsie parlano di asfissia, ma resta da capire se qualcuno sia uscito vivo dal locale per poi morire dopo, anche per la carenza di ossigeno e mezzi adeguati sul posto.

Il residente dello stabile del Constellation: "Porta di sicurezza sempre chiusa"

A completare il quadro arriva la testimonianza di Fabio Cappelletti, residente nello stesso stabile del Constellation. La sua è una voce che sposta l’attenzione sulla sicurezza e su ciò che, negli anni, sarebbe stato ignorato. L'uomo ricorda la notte del rogo come “un botto enorme, seguito da un fischio che ancora rimbomba nelle orecchie”. Aperta la porta di casa al quinto piano, una colonna di fumo lo travolge insieme alla moglie: “Non riuscivamo più a vedere nulla, le scale erano impraticabili e l’ascensore bloccato. Ci siamo salvati solo scavalcando da un balcone all’altro grazie ai soccorritori”.

Cappelletti denuncia la gestione dei Moretti: “Rumori, musica alta fino alle due, lattine abbandonate, fumo di sigarette che saliva ai piani alti. Abbiamo fatto tante segnalazioni, ma non è cambiato nulla”. E sottolinea un elemento chiave: “La porta di sicurezza era sempre chiusa. Sempre. Non si apre così, non è una cosa improvvisata”.

Racconta la disperazione di fronte alle scene della tragedia: “Quando sono sceso, nero come uno spazzacamino, davanti a quelle immagini sono scoppiato a piangere. Siamo rimasti lì fino alle sette del mattino, impotenti. Per due giorni non ho né dormito né mangiato”. E conclude con un messaggio forte: “I responsabili devono essere condannati, nessuno escluso. Se non accadrà, potrei lanciare un appello agli italiani che hanno case a Crans: andiamo via. Non potrei restare in un Paese che non fa vera giustizia dopo questa tragedia”.

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