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Cosa succede ora che l’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz e quali sono i rischi per l’economia mondiale

Dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, l’Iran ha bloccato lo Stretto di Hormuz impedendo a petroliere e navi commerciali di attraversarlo. Se prolungato, il blocco di uno principali snodi per il commercio, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, rischia di avere un impatto molto pesante sui mercati.
A cura di Giulia Casula
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Dopo l'escalation del conflitto in Medio Oriente, innescata dall'attacco di Usa e Israele in Iran, lo Stretto di Hormuz è stato chiuso e quasi nessuna nave può attraversarlo. Per quella rotta, che separa il Golfo Perisco dal Golfo dell'Oman, passa circa il 20%-30% del petrolio mondiale. È un punto chiave della regione su cui si affacciano Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain, Qatar e Oman. Il blocco rischia di avere un impatto molto pesante sui mercati.

Perché lo Stretto di Hormuz è bloccato e le navi non possono attraversarlo

Ieri il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica ha annunciato la chiusura dello Stretto. Non si è trattato di una vera e propria comunicazione ufficiale ma le navi mercantili nel Golfo Persico sono state avvisate e diverse petroliere e metaniere sono rimaste bloccate all'ingresso del canale. Secondo gli analisti un blocco permanente potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi dei carburanti e dell'energia a livello globale. Hormuz infatti è uno dei principali snodi per il commercio globale di idrocarburi.

A quanto risulta almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l'ancora nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riporta Reuters. Dai dati di tracciamento delle navi della piattaforma MarineTraffic, emerge che altre decine di navi erano ferme dall'altra parte dello stretto. Una decisione imposta anche a seguito dell'attacco di Teheran contro la petroliera Skylight, battente bandiera di Palau, colpita mentre attraversava lo Stretto.

Di quanto aumenterà il prezzo del petrolio con il blocco dello Stretto

Una chiusura permanente avrebbe un effetto anzitutto sul prezzo del petrolio. Secondo la società di consulenza Kpler, nel 2025 attraverso lo Stretto sono transitati oltre 14 milioni di barili al giorno, pari a un terzo delle esportazioni mondiali di greggio via mare. Dopo l'intervento militare statunitense e la conseguente reazione iraniana, il greggio ha registrato un'impennata del 10%, con il prezzo che è salito a 80 dollari al barile.

Le previsioni per il 2026 lo davano attorno ai 60 dollari ma negli scorsi giorni, a causa della preoccupazione per il potenziale conflitto, il prezzo era salito a 73 dollari al barile. Durante la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran nel giugno 2025, i prezzi del Brent salirono brevemente sopra gli 80 dollari, prima di tornare ai livelli prebellici nel giro di due settimane. Ora gli analisti pronosticano che possa toccare i 100 dollari, o addirittura superare questa soglia "se assisteremo a un'interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Ajay Parmar, direttore del settore energia e raffinazione dell'Icis.

Secondo il Financial Times, i prezzi del petrolio aumenteranno tra il 5 e il 15% quando il mercato riaprirà già questa sera a New York. Nonostante l'Opec abbia stabilito un aumento di 206mila barili al giorno a partire da aprile, si teme che non sia sufficiente a calmare i mercati.

Come dicevamo, dallo Stretto non passa solo il greggio, ma anche il gas naturale liquefatto che dal Qatar raggiunge l'Europa e la Cina. Il blocco potrebbe costringere questi ultimi a rifornirsi altrove, a prezzi più alti.

Maersk, Msc e altre compagnie hanno sospeso i loro transiti

Intanto il colosso danese della logistica Maersk ha annunciato la decisione di sospendere il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz per ragioni di sicurezza, visto il peggioramento della situazione in Medio Oriente. "Sospendiamo il passaggio di tutte le navi attraverso lo Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine. Di conseguenza, tutti i servizi che collegano i porti del Golfo persico potranno subire ritardi, cambi d'itinerario o aggiustamenti d'orario", ha fatto sapere il gruppo in un comunicato.

Anche Msc e altre grandi compagnie di navigazione hanno adottato misure di emergenza per proteggere navi ed equipaggi e ordinato alle proprie imbarcazioni di dirigersi verso "porti sicuri". Per il momento restano sospese le prenotazioni per le merci destinate al Medio Oriente. "Come misura precauzionale, Msc ha ordinato a tutte le navi attualmente operative nella regione del Golfo, nonché a quelle in rotta verso la zona, di dirigersi verso aree di rifugio sicure designate fino a nuovo avviso", ha affermato in una nota la compagnia. "Msc ha sospeso tutte le prenotazioni per merci nel mondo destinate al Medio Oriente fino a nuovo avviso", ha aggiunto.

Il colosso francese Cma Cgm si è accodato alla decisione di Msc, assieme alla tedesca Hapag-Lloyd, che ha sospeso ogni transito nello Stretto. Anche i giganti giapponesi Nippon Yusen, Kawasaki Kisen e Mitsui Osk hanno ordinato il blocco totale delle operazioni nella regione, mantenendo le navi in acque sicure.  Le compagnie assicurative, inoltre, hanno avvertito che annulleranno le polizze e i premi aumenteranno bruscamente per qualsiasi nave che desideri transitare nello Stretto.

Trump: "Non sono preoccupato per i mercati, funzionerà"

Dall'altra parte, Donald Trump non teme ricadute sull'economia mondiale. "Non sono preoccupato per nulla. Faccio solo ciò che è giusto. Alla fine, funziona", ha dichiarato ieri sera. Non sembrano essere d'accordo i mercati. I prezzi dell'oro sono aumentati dell'1,6% a 5.362 dollari l'oncia mentre le borse asiatiche hanno chiuso in calo.

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