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1 Agosto 2022
10:20

Cosa sta succedendo tra Kosovo e Serbia: i motivi della tensione

Sale la tensione tra Serbia e Kosovo dopo la decisione del governo di quest’ultimo di rinviare di un mese, fino al primo settembre, il divieto dell’uso di documenti e targhe dei veicoli serbi nelle regioni del Nord a maggioranza serba. La NATO si dice “pronta a intervenire se necessario”.
A cura di Ida Artiaco
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Non solo l'Ucraina. A preoccupare l'Europa ci pensa anche l'alta tensione tra Serbia e Kosovo, al punto che la forza internazionale Kfor a guida Nato che "controlla da vicino" la situazione al confine si è detta è "pronta a intervenire se la stabilità è messa in pericolo" in base al suo mandato, sancito dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Ma facciamo un passo indietro per cercare di capire esattamente cosa sta succedendo nelle ultime ore dall'altro lato dell'Adriatico.

Le cause della tensione tra Kosovo e Serbia: rinviato divieto di utilizzo dei documenti

Il governo del Kosovo ha rinviato di un mese, fino al primo settembre prossimo, il divieto dell'uso di documenti e targhe dei veicoli serbi nelle regioni del Nord a maggioranza serba. In altre parole, la popolazione serba, che è maggioritaria nel nord del Kosovo, dovrà essere in possesso di documenti di identità emessi dalle autorità kosovare, ed entro fine settembre dovrà al tempo stesso sostituire le targhe automobilistiche serbe con quella kosovare.

Il divieto, che doveva entrare in vigore oggi, 1 agosto, ha scatenato ieri sera violente reazioni dei serbi del Kosovo che hanno eretto barricate e sparato contro la polizia sulle strade che portano ai valichi di Jarinje e Brnjak.

Così le tensioni tra Pristina e Belgrado, mai realmente sopite, si sono improvvisamente riaccese.

I motivi storici della tensione tra Serbia e Kosovo

Gli scontri tra Serbia e Kosovo non sono nuovi e affondano le loro radici alla fine degli anni Novanta.

Si ricordi infatti che che da quando è finita la guerra nella ex Jugoslavia, il Kosovo è un protettorato Onu rivendicato dalla Serbia, con Russia e Cina che ancora adesso non hanno riconosciuto l’indipendenza dello Stato dove è presente una forza militare a guida NATO.

Dal 2013 sono in corso tentativi di mediazione europei tra Kosovo e Serbia, che non hanno mai portato a risultati concreti.

Il presidente serbo Vucic spera nella distensione

Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha sostenuto che il divieto di documenti serbi è una misura di reciprocità, in quanto la Serbia – che non riconosce l'indipendenza della sua ex provincia a maggioranza albanese – chiede lo stesso ai kosovari che entrano nel suo territorio. Sulla questione è intervenuto anche il presidente serbo, Aleksandar Vucic, secondo il quale la situazione in Kosovo "non è mai stata così complessa" per la Serbia e per i serbi che lì vivono.

Ha affermato di sperare in un gesto di distensione tra Pristina e Belgrado entro la giornata di oggi, secondo quanto riporta la Tass. "Credo che avremo presto buone notizie", ha detto Vucic ieri sera all' emittente Tv Pink.

I commenti di Russia e NATO sulla tensione Serbia-Kosovo

Non poteva mancare il commento di Mosca. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato "di un'altra prova del fallimento della missione di mediazione dell'Unione europea" e del fatto che "i serbi non rimarranno indifferenti quando si tratta di un attacco diretto alle loro libertà, e si prepareranno a uno scenario militare". Ed anche la NATO si è detta pronta a intervenire nel caso in cui la situazione dovesse diventare ancora più esplosiva.

L'Alleanza atlantica è presente in Kosovo con la sua missione Kosovo Force (Kfor) con circa 3500 uomini dalla fine della guerra nel 1999. "Ora ci si aspetta che tutti i blocchi stradali vengano rimossi immediatamente. Le questioni aperte dovrebbero essere affrontate attraverso il dialogo facilitato dall'UE e l'attenzione è sulla normalizzazione globale delle relazioni tra Kosovo e Serbia, essenziali per i loro percorsi di integrazione nell'UE", ha detto infine sulla decisione del Kosovo di spostare le misure al 1° settembre. Interviene l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell.

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