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Opinioni
28 Febbraio 2022
20:18

Come si sta muovendo l’esercito russo e cosa potrebbe cambiare nei prossimi giorni

Proviamo a capire come sta andando l’avanzata russa, quali sono le direttrici della difesa ucraina e cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni.
A cura di Luigi Chiapperini
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– A cura del Generale di Corpo d'Armata Luigi Chiapperini*

Mentre le delegazioni si riunivano oggi 28 febbraio a Gomol, località subito oltre il confine con la Bielorussia, non si sono fermate le operazioni militari volte a raggiungere posizioni di forza da sbattere sul tavolo delle trattative che si prospettano verosimilmente lunghe.

Lo sforzo militare russo si sviluppa, anche se sembra con qualche difficoltà di troppo, essenzialmente lungo quattro direttrici:

  • quella iniziale da est nelle repubbliche indipendentiste del Donbass;
  • da nord verso Kiev per stringere la capitale in una tenaglia;
  • da nord est verso Kharkov, seconda città dell’Ucraina, in quanto possibile perno di manovra per successivi movimenti verso Kiev, il Donbass e il fiume Dnepr;
  • da sud, essenzialmente dalla Crimea e supportate da operazioni anfibie, verso Odessa e verso est per ricongiungersi ragionevolmente alle forze che stanno attaccando Mariupol.

Poi ci sono una pletora di altre azioni minori volte presumibilmente a drenare forze ucraine dallo sforzo principale che ancora però non è possibile individuare: potrebbe essere quello che interessa il Donbass oppure l’attacco alla capitale. Non è possibile neanche individuare al momento l’end state militare, cioè la situazione finale desiderata dai russi.

Se torniamo all’inizio del conflitto, molti commentatori, tra i quali sommessamente il sottoscritto, avevano considerato l’invasione dell’intera Ucraina possibile ma poco probabile. Con gli attacchi da varie direzioni (forse troppe), incluso quello verso la capitale Kiev, la Russia sta invece rischiando. Con le forze disponibili, per l’esercito russo già risulterebbe complicato riuscire a penetrare in profondità nello schieramento ucraino ma si rivelerebbe ancor più problematico mantenere il controllo dell’intero territorio ucraino che, lo ricordiamo, è il doppio di quello italiano. Più verosimilmente, l’attacco verso Kiev e verso altre aree chiave aveva lo scopo oltre che di acquisire territori, far cadere il governo del presidente Zelensky, cosa che sinora non si è realizzata anche per la forte resistenza delle forze armate ucraine.

Quale sarà l'avanzata russa in Ucraina

Quali territori intenderebbe occupare la Russia? Fin dove vorrebbe spingersi? Qui si possono azzardare (perché di questo si tratta, di mere ipotesi) due possibili scenari futuri: i russi, oltre alla “liberazione” completa dei territori delle due repubbliche indipendentiste del Donbass, potrebbero occupare la parte meridionale dell’Ucraina dal Donbass stesso alla Crimea, trasformando così il Mare d’Azov in un Mare Nostrum russo. L’azione potrebbe estendersi ancora più a ovest verso Odessa e la Transnistria (regione questa che nel 2014, non dimentichiamolo, chiese la propria annessione alla Russia) in una sorta di continuum territoriale. In pratica, l’Ucraina diventerebbe una enclave terrestre, con meno sbocchi o, peggio ancora, con nessuno sbocco in mare. Questa potrebbe essere la linea di azione russa più pericolosa e penalizzante per l’Ucraina.

Un'altra ipotesi vede invece il raggiungimento da parte delle forze russe del fiume Dnepr che taglia in due l’Ucraina da nord a sud.

In entrambi i casi si tratterebbe della realizzazione di una nuova “cortina di ferro”.  

Sono solo ipotesi che servono a capire il perché delle posizioni che assumeranno russi e ucraini nei colloqui partiti oggi. Più significativi saranno gli obiettivi militari acquisiti, più semplice sarà ottenere quelli politici. Quali potrebbero essere?

Sulla base dei discorsi di Putin del 21 e del 24 febbraio scorsi prima dell’avvio delle operazioni militari, i russi tenderanno verosimilmente a chiedere: il riconoscimento formale delle due Repubbliche popolari di Donetsk e di Luhansk, l’esclusione dell’Ucraina da ogni piano di adesione alla NATO (Putin l’ha chiamata “smilitarizzazione”), nuove elezioni (nel suo gergo “denazificazione”). Putin aveva anche ribadito che non avrebbe occupato l’Ucraina (“i nostri piani non includono l’occupazione dei territori ucraini. Non imporremo nulla a nessuno con la forza.”) ma tra il dire e il fare…

L’Ucraina avrà probabilmente più o meno margine di manovra negoziale a seconda della situazione militare sul terreno. Una completa sconfitta non lascerebbe spazio agli ucraini che, anzi, potrebbero dover soffrire anche la perdita di ulteriori territori oltre al Donbass come sopra ipotizzato. Sarebbe in pratica la fine dell’Ucraina come l’abbiamo conosciuta, anche se dovesse essere accettato il suo ingresso nell’Unione Europea.

Nel caso in cui le forze armate del coraggioso presidente Zelensky dovessero invece resistere ancora per molto tempo tenendo in scacco le unità russe, allora è possibile che Putin si accontenti del risultato minimo, cioè il Donbass e la promessa di non ingresso dell’Ucraina nella NATO.

Abbiamo azzardato alcune ipotesi di sviluppo della situazione ma tutto è così aleatorio anche perché è aleatoria la situazione militare sul terreno. Domani saremo probabilmente costretti a rivalutare le parole dette. Vedremo.

Saranno giorni cruciali.

* Generale di Corpo d'Armata Luigi Chiapperini, già pianificatore nel comando Kosovo Force della NATO, comandante dei contingenti nazionali NATO in Kosovo nel 2001 e ONU in Libano nel 2006 e del contingente multinazionale NATO in Afghanistan tra il 2012 e il 2013, Vice Capo del Reparto Pianificazione Generale e Direzione Strategica / Politica delle Alleanze presso lo Stato Maggiore Difesa, Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, attualmente membro del Centro Studi dell’Esercito, presidente dei lagunari dell’A.L.T.A. e collaboratore del Campus universitario CIELS di Padova.

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Generale di Corpo d'Armata dei lagunari Luigi Chiapperini, già pianificatore nel comando Kosovo Force della NATO, comandante dei contingenti nazionali NATO in Kosovo nel 2001 e ONU in Libano nel 2006 e del contingente multinazionale NATO in Afghanistan tra il 2012 e il 2013, Vice Capo del Reparto Pianificazione Generale e Direzione Strategica / Politica delle Alleanze presso lo Stato Maggiore Difesa, Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, attualmente membro del Centro Studi dell’Esercito e collaboratore del Campus universitario CIELS di Padova.
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