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Cisgiordania, uno dei registi di “No Other Land” è stato di nuovo aggredito dai coloni nella sua casa in Masafer Yatta

A quasi un anno dall’Oscar per No Other Land, il regista palestinese Hamdan Ballal denuncia una nuova brutale aggressione da parte di un gruppo di coloni nella sua casa in Cisgiordania. Un fratello ricoverato in ospedale, quattro parenti arrestati dai militari israeliani. Sullo sfondo, l’escalation di violenze e il piano israeliano illegale sulle terre palestinesi dell’Area C.
A cura di Francesca Moriero
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Ieri pomeriggio, in Masafer Yatta, nel cuore del sud della Cisgiordania occupata, la casa di Hamdan Ballal è tornata a essere teatro di un brutale assalto. Il regista palestinese, tra gli autori del documentario premiato con l'Oscar No Other Land, si è trovato di fronte a un gruppo di coloni guidato da Sehm Tov Lusky, che ha fatto irruzione nell'area attorno alla sua abitazione, sfidando apertamente le restrizioni imposte dalle autorità. Solo due settimane fa, un tribunale israeliano aveva infatti stabilito che quella zona fosse interdetta ai non residenti, nel tentativo, almeno sulla carta, di ridurre le tensioni. Ma, come denuncia lo stesso Ballal sui suoi canali social, "i coloni continuano a entrare quasi ogni giorno". Quando la famiglia ha chiamato la polizia per segnalare l'ennesima incursione illegale, a intervenire per primi sono stati i militari israeliani, che hanno però fatto irruzione nella casa, unendosi di fatto all'azione repressiva dei coloni. Nel corso dell'operazione, sono stati arrestati due fratelli di Ballal, un nipote e un cugino, mentre un altro fratello è rimasto gravemente ferito e oggi si trova ancora ricoverato in ospedale.

Non è la prima volta

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Non si tratta però di un episodio isolato. Già a marzo dell'anno scorso, poche settimane dopo la notte degli Oscar, Ballal era stato aggredito davanti alla sua abitazione a Susya. Le immagini e le testimonianze della moglie fecero rapidamente il giro dei media internazionali: l'uomo era stato picchiato violentemente da coloni e soldati, mentre lei e i figli si rifugiavano in casa, e trattenuto per una notte in una base militare, per poi essere rilasciato il giorno successivo con evidenti segni di percosse. Il clima attorno agli autori di No Other Land si è fatto via via più pesante: anche Basel Andra, co-regista, il 14 settembre venne brutalmente picchiato nella sua casa da un gruppo di coloni. E poco prima, a luglio dello stesso anno, nel villaggio di Umm al-Khair, il noto giornalista e difensore dei diritti umani Awdah Hathaleen, che aveva collaborato alle riprese del film, è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato dal colono Yinon Levi (condannato a soli tre giorni di arresti domiciliari), durante un attacco al villaggio.

Il contesto: Area C e nuova registrazione delle terre

Questi episodi si inseriscono però in un quadro ancora più ampio. Da ottobre 2023, le organizzazioni per i diritti umani registrano un aumento significativo delle violenze dei coloni e delle operazioni militari israeliane illegali in Cisgiordania. Parallelamente, il governo guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato appena pochi giorni fa un piano che avvia, per la prima volta dal 1967, un processo sistematico di registrazione delle terre nell'Area C, che copre circa il 60% della Cisgiordania ed è sotto pieno controllo civile e militare israeliano.

Il meccanismo prevede che i terreni di proprietà palestinese possano essere ora invece dichiarati "proprietà statale" se i palestinesi non riusciranno a dimostrarne formalmente la titolarità. Organizzazioni israeliane come Peace Now parlano di un rischio concreto di espropriazione di massa, mentre per l'Autorità Nazionale Palestinese si tratta dell'ultimo passo verso un'annessione de facto.

Dal palco degli Oscar alla realtà quotidiana

No Other Land racconta proprio la resistenza delle comunità di Masafer Yatta contro demolizioni, sfratti e dichiarazioni unilaterali che da anni rendono precaria, quando non impossibile, la permanenza nei villaggi palestinesi del sud della Cisgiordania. Sul palco di Los Angeles, la vittoria agli Oscar aveva trasformato quella lotta locale in un fatto globale, costringendo il mondo a guardare. Ma a quasi un anno di distanza, per Hamdan Ballal e per chi vive su quelle colline, la storia non si è fermata ai titoli di coda. È rientrata nelle case, nelle stalle, nei cortili. Case che gli abitanti continuano a vedere minacciate, incendiate, sgomberate o circondate da presenze armate. Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana dopo la Guerra dei Sei Giorni, la presenza dei coloni in Cisgiordania è cresciuta in modo costante. Oggi sono oltre 700mila tra Cisgiordania e Gerusalemme Est, concentrati soprattutto nell'Area C, sottoposta a pieno controllo civile e militare israeliano. Gli insediamenti sono considerati illegali, ma sul terreno continuano ad espandersi, spesso accompagnati da episodi di brutale violenza e da un sistema di protezione militare che rende labile il confine tra iniziativa privata e potere statale. È dentro questa realtà, fatta di ordinanze, ricorsi, incursioni e arresti, che si muove la vicenda di Ballal. E che rende la sua non solo la storia di un regista premiato, ma quella di una comunità che da anni vive sotto una pressione continua, strutturale, e sempre più apertamente rivendicata.

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