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Chi è Tomaj Salehi, il rapper “voce dell’Iran” che rischia l’impiccagione per aver contestato il regime

Il musicista 33enne, da molti considerato la “voce dell’Iran”, è stato condannato a morte per aver partecipato alle proteste scaturite in tutto il Paese dopo la morte di Mahsa Amini, la studentessa curdo-iraniana deceduta mentre era in custodia della polizia religiosa a causa di un velo indossato male.
A cura di Davide Falcioni
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Aveva partecipato alle proteste contro l'obbligo di indossare il velo da parte delle donne iraniane e per questo era stato arrestato e pochi giorni dopo liberato. A supporto di quelle contestazioni aveva anche deciso di esibirsi cantando dei brani contro il regime di Teheran e accusandolo di torturare e uccidere i dissidenti. Ora gli ayatollah iraniani hanno deciso di fargliela pagare: il rapper Tomaj Salehi, protagonista di questa storia di resistenza, è stato condannato a morte per "corruzione sulla terra". A darne la notizia il suo avvocato Amir Raesian, al quotidiano Shargh.

Il musicista 33enne, da molti considerato la "voce dell'Iran" per aver cantato le ingiustizie sociali e politiche, era già stato arrestato in passato per accuse relative al contenuto dei suoi brani mentre nel 2022 aveva partecipato alle proteste antigovernative scoppiate in varie città iraniane dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne studentessa curdo-iraniana deceduta mentre era in custodia della polizia religiosa a causa di un velo indossato male. Mesi di disordini successivi alla sua morte causarono quasi 600 vittime e migliaia di arresti.

Tomaj Salehi aveva già ricevuto una condanna a sei anni e tre mesi nel 2023, ma una sentenza della Corte Suprema aveva escluso la pena capitale. Il tribunale rivoluzionario di Isfahan, tuttavia, con una decisione senza precedenti "ha deciso di rispettare il verdetto della Corte Suprema e ha condannato Salehi alla pena più dura", ha comunicato il legale del rapper al quotidiano riformista Shargh, mentre altri avvocati dell'artista hanno annunciato che presenteranno appello alla sentenza, che ancora non è stata confermata dalla magistratura iraniana.

A causa della sua popolarità come musicista, Tomaj è stato prima attaccato dei media iraniani vicini alle Guardie della rivoluzione e una volta arrestato si è trovato incastrato in una complessa vicenda giudiziaria; le prime accuse mosse contro di lui non comprendevano nemmeno il reato di "corruzione sulla terra" per cui è stato successivamente incriminato e poi condannato alla pena di morte.

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Dopo oltre 250 giorni di reclusione, era stato rilasciato nel novembre del 2023 ma meno di due settimane dopo è tornato dietro le sbarre, in seguito alla pubblicazione di un video in cui raccontava di aver subito torture mentre era in carcere. Mentre la pena di morte è già stata eseguita per almeno sette dei manifestanti arrestati durante le proteste del 2022, la sentenza inflitta al rapper ha sollevato un coro di proteste da parte di attivisti per i diritti umani e politici.

Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto il rilascio di Salehi e hanno esortato le autorità iraniane a revocare la condanna a morte. "Siamo allarmati dalla sentenza di condanna a morte e dai presunti maltrattamenti nei confronti del signor Salehi che sembrano essere legati esclusivamente all'esercizio del suo diritto alla libertà di espressione artistica e creatività", hanno detto alcuni funzionari ONU.

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