Dodici milioni di dollari di indennizzo ma anche l'impegno delle autorità locali di Louisville, in Kentucky, a mettere in atto una serie di riforme sulla polizia per evitare "che tragedie simili possano ripetersi". Sono questi i termine dell'accordo extragiudiziale raggiunto dall'amministrazione locale e la famiglia di Breonna Taylor, l’infermiera afroamericana di 26 anni uccisa durante una irruzione della polizia nella sua casa a marzo in cui gli agenti non trovarono assolutamente nulla. A renderlo noto è stato lo stesso sindaco di Louisville assieme all’avvocato della famiglia e attivista per i diritti civili, Ben Crump. Si tratta di un accordo record sia per la somma che per la rapidità con cui è arrivato dopo la scelta dei  famigliari di Breonna di citare in giudizio le autorità cittadine.

Del resto il caso di Breonna Taylor è caratterizzato da una cattiva condotta della polizia così palese che ogni difesa in aula probabilmente avrebbe ottenuto solo l'effetto opposto. La vicenda della giova infermiera, diventata uno dei casi più importanti e rappresentativi delle violenze della polizia ai danni degli afroamericani in Usa, risale al 13 marzo scorso quando la 26enne fu svegliata nel cuore della notte da agenti armati durante un blitz che nelle intenzioni della polizia avrebbe dovuto portare alla luce un grosso quantitativo di droga che credevano nascosto nell'abitazione. L'operazione però non solo si rivelò un fiasco ma si trasformò in tragedia.

La polizia cercava l' ex fidanzato del'infermiera, Jamarcus Glover, che è poi stato arrestato in un luogo diverso quella stessa sera, ma in casa c'era il nuovo fidanzato di Breonna che ha reagito all’ingresso di sconosciuti in casa sparando con un’arma legalmente detenuta. Nella sparatoria Breonna è stata freddata nella sua camera da letto con 10 colpi di pistola. Sull’intera vicenda è ancora in corso un’indagine ma la città di Lousiville ha già deciso di abbandonato la pratica del «no knock»,  cioè l'irruzione armata in casa senza bussare