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Bangladesh, ucciso blogger che condannava il fondamentalismo islamico

Avijit Roy, noto blogger conosciuto per le sue battaglie contro il fondamentalismo religioso, è stato ucciso a colpi di mannaia a Dacca mentre si trovava insieme alla moglie. In centinaia in piazza per protestare contro l’omicidio.
A cura di Susanna Picone
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Avijit Roy, un noto blogger conosciuto soprattutto per le sue battaglie contro il fondamentalismo religioso, ieri sera è stato barbaramente assassinato in Bangladesh. Il blogger è stato ucciso a colpi di mannaia da un gruppo di aggressori mentre rientrava insieme alla moglie, Rafida Ahmed, da una fiera del libro all'Università di Dacca. Anche la donna è rimasta gravemente ferita nell’agguato. Testimoni oculari hanno riferito che la vittima, che aveva 42 anni, si stava allontanando verso le 21,30 a bordo di un risciò dalla Amar Ekushey Book Fair quando è stato bloccato da due uomini. Trasportato in ospedale e sottoposto ad immediato intervento chirurgico, Roy è deceduto in sala operatoria. I familiari e gli amici di Roy hanno detto che il blogger, che era nato in Bangladesh ma aveva la cittadinanza americana, rappresentava una voce di primo piano contro i fanatici religiosi e in passato aveva affrontato le minacce del capo della polizia locale. Polizia che al momento sostiene di non sapere chi ci sia dietro al delitto.

Proteste a Dacca dopo l’omicidio del blogger

Per protestare contro il brutale omicidio centinaia di persone sono scese in piazza nella capitale Dacca: i manifestanti, tra cui insegnanti, editori e scrittori, si sono riuniti sul luogo dove il blogger è stato aggredito e ucciso. Tra gli slogan “vogliamo giustizia” e “alziamo la voce contro i militanti”. “L'attacco contro Roy e la moglie è atroce”, ha commentato Imran H. Sarker, che guida un'associazione di blogger del paese. L’uomo ucciso a colpi di mannaia è il secondo blogger ateo a essere assassinato in Bangladesh negli ultimi due anni e il quarto scrittore a essere attaccato dal 2004. “Protestiamo contro l'attacco e siamo profondamente preoccupati per la sicurezza degli scrittori”, ha aggiunto Imran H. Sarker.

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