Un lockdown che non doveva esserci. E che è stato causato da una semplice bugia. Che è costata, però, il confinamento a 1 milione e 700mila cittadini. Succede in Australia, per la precisione nella regione del South Australia, posta in lockdown a causa del racconto – rivelatosi falso – del dipendente di una pizzeria, uno spagnolo di 36 anni positivo al Covid. Nella regione è scattato il confinamento per tutti a partire da mercoledì, anche nella capitale Adelaide. Lockdown partito dopo la conferma di 36 nuovi contagi. I primi, peraltro, scoperti tra cittadini della zona e non importati dopo aprile.

Il dipendente della pizzeria aveva racontato di essere andato nel locale, la Woodville Pizza bar, come cliente, per comprare una fetta di pizza. Per questo motivo aveva suggerito alle autorità sanitarie di tracciare tutti i contatti di chi era stato in quella pizzeria. In realtà, però, l’uomo era dipendente di quella pizzeria. E perciò i suoi contatti sarebbero stati molti meno. I funzionari sanitari hanno pensato che il focolaio fosse partito dalla pizzeria e potesse aver coinvolto decine di persone, da rintracciare. Da qui la scelta di far scattare il lockdown.

In realtà le stesse autorità sanitarie hanno poi scoperto che si trattava di una bugia, come racconta il Sydney Morning Herald, capendo che invece il contagio era partito da un agente di sicurezza che lavorava nella stessa pizzeria. L’uomo aveva preso il Coronavirus perché lavorava anche in uno degli hotel usati per la quarantena dei contagiati, rivelatosi poi l’origine – controllata – del focolaio. Il lockdown ora è finito, con tre giorni di anticipo. I nuovi casi registrati sono stati solo tre. Il premier dello Stato, Steven Marshall esprime la sua rabbia: “Dire che sono arrabbiato è un eufemismo. Siamo esterrefatti per le azioni di questo soggetto e valutiamo le conseguenze che ci saranno”. È stata persino creata una task force per esaminare quanto avvenuto e stabilire se e quali leggi sono state violate.