Picchiata e soffocata nell'ufficio dell'associazione femminista di cui era vicepresidente. A togliere la vita a Daniela Cejas, 41 anni, ex assistente sociale, è stato un collega dell'antiviolenza, Javier Sen, 48 anni, attivista che aveva partecipato anche alle marce per chiedere giustizia per Daniela, mimetizzandosi con gli altri. L'uomo è stato arrestato e accusato e accusato di omicidio aggravato dal vincolo personale e dalla violenza di genere. Sen, infatti, che secondo la Procura avrebbe approcciato l'associazione per avvicinare Daniela, aveva una relazione con la donna. "C'era un rapporto ineguale – ha detto il procuratore competente del caso – basato sul dominio e sul controllo che l'uomo esercitava sulla vittima. La modalità che ha scelto per causare la sua morte di Daniela, infatti, mostra una chiara espressione di superiorità sulla vulnerabilità della vittima". Sen e Cejas si sarebbero incontrati sabato 19 gennaio presso la sede della ONG nella città di Santa Fe, New Mexico, dove si è consumato il delitto.

Le indagini andate avanti in questi mesi si sono basate sul traffico telefonico tra la vittima e il carnefice, sebbene il telefono di Daniela non sia mai stato trovato. Dopo aver appreso la notizia, la presidente di Generar, Liliana Loyola, ha dichiarato che l'indagato si è avvicinato all'associazione attraverso Daniela."Non posso sapere quale fosse la scena, la situazione (dell'aggressione, ndr), ma ovviamente Daniela si è difesa. Spero che questo brutale assassino riceva ciò che si merita, che gli diano l'ergastolo. ". "Il femminicidio è l'ultima e la più crudele espressione del violento disprezzo del patriarcato e del suo esasperato machismo contro le donne – hanno detto dall'associazione – I nostri corpi, il corpo di Daniela, hanno pagato il costo macho per rivendicare la libertà".