video suggerito
video suggerito

Attacco in Iran, Cisgiordania e Gaza isolate: “Abbiamo paura di rimanere bloccati, senza benzina o cibo”

Da stamattina tutti i checkpoint in Cisgiordania sono stati chiusi così come i distributori di benzina. A Gaza i mercati si svuotano e torna l’incubo della carestia: l’attacco all’Iran peggiorerà ancora una volta la situazione dei palestinesi.
0 CONDIVISIONI
Sistemi di difesa israeliani intercettano i missili lanciati dall’Iran in Cisgiordania
Sistemi di difesa israeliani intercettano i missili lanciati dall’Iran in Cisgiordania

Il traffico di Betlemme è completamente bloccato: le macchine in fila cercano il carburante. Poche ore dopo l’attacco congiunto condotto da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran, nelle principali città della Cisgiordania i distributori di benzina sono stati temporaneamente chiusi. Il terrore è che i valichi rimarranno sigillati a lungo e non ci sarà più approvvigionamento di carburante.

Qui in Cisgiordania, infatti, dove da stamane rimbombano incessantemente le sirene di Israele, è tutto bloccato. Le strade sono chiuse, i checkpoint anche, così come i valichi di terra con la Giordania, mentre nelle città palestinesi non c’è nessuna protezione della contraerea di Tel Aviv e nessun rifugio. Come sempre, anche oggi, i palestinesi sono in trappola.

A Masafer Yatta, nonostante la risposta iraniana, la violenza dei coloni contro i palestinesi non si ferma. Un gruppo di coloni armati ha attaccato stamattina il villaggio di Sfay dove Fadel musa Makhamreh, un uomo palestinese, è rimasto ferito al braccio.

“Ci siamo svegliati alle 8:15 con l’allerta che ti arriva sul telefonino con numero israeliano, era di preavviso, suonata quando Israele e Usa hanno iniziato a bombardare l’Iran, era un avviso a stare vicini a dei rifugi. Ma qui in Cisgiordania non ci sono rifugi”, racconta a Fanpage.it Francesco Guaraldi, volontario italiano a Betlemme, “il primo lancio di missili dall’Iran è partito alle 10:06, missili che sono arrivati qui alle 10:30 e intercettati da Iron dome. In tre ore sono suonati una dozzina di allarmi, dalle 10 del mattino l’ultimo vero e proprio è stato un’oretta fa”.

Due ondate di missili hanno colpito Israele, con almeno due persone che sono rimaste ferite nel nord del Paese. Secondo Ynet, una persona è rimasta lievemente ferita a causa di un attacco missilistico contro un edificio a Tirat Carmel, nel distretto di Haifa, e un uomo è rimasto ferito da schegge di un missile a Umm al-Fahm, città a maggioranza araba dentro Israele dove scarseggiano i rifugi anti-bomba. Mentre in Iran la conta delle vittime è già arrivata a 51 per lo più giovanissime donne uccise in una scuola colpita nel sud del paese.

“Qui non c’è stata nessuna vittima”, racconta Omar Awad giornalista palestinese da Gerusalemme, “quasi tutti i missili vengono intercettati ma secondo me è una guerra che andrà avanti per molti giorni”.

“La preoccupazione qui in Cisgiordania", continua Guaraldi prima che suoni l’ennesimo allarme, “è rimanere bloccati, non avere la benzina, non avere il cibo”.

Ma quella di rimanere senza cibo è la paura che da stamane attanaglia di nuovo i cuori dei gazawi. “La situazione a Gaza è molto tesa; la gente teme un ritorno alla carestia”, ci scrive Mohammed Alamarin, pizzaiolo di Gaza City, “i mercati hanno iniziato a svuotarsi; la situazione peggiora anche qui a causa dell'attacco all’Iran. Nulla entrerà attraverso i valichi. Tutti stanno aspettando di vedere cosa succederà; tutti qui guardiamo il cielo”.

Tuttavia non ci sono ancora informazioni ufficiali sulla chiusura dei valichi intorno a Gaza. Di sicuro adesso c’è solo che l'attacco all'Iran peggiorerà ancora una volta la situazione dei palestinesi, a Gaza e in Cisgiordania.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views