La spinta riformista del presidente birmano Thein Sein non sembra volersi arrestare. Martedì ha, infatti, dichiarato che presto libererà tutti i prigionieri di coscienza che attualmente sono detenuti nelle carceri birmane. Il presidente ha spiegato che le autorità, attraverso una commissione creata ad hoc, stanno già esaminando tutti i fascicoli di ogni singolo detenuto. Ciò che determinerà il rilascio oppure la permanenza in carcere dei soggetti interessati sarà l'accusa di aver partecipato o di essere stati artefici di atti di violenza, di terrorismo o di aver compromesso la sicurezza dello Stato. Thein Sein ha dichiarato alla radio: “Voglio che nessun prigioniero di coscienza stia in prigione”.

Già nel mese di febbraio il presidente aveva nominato un comitato che aveva il compito di investigare la presenza o meno di detenuti politici nelle carceri birmane, nonostante il governo di Sein avesse negato con forza la loro presenza e sottolineando che tutti i prigionieri erano stati legittimamente condannati per aver infranto qualche legge dello Stato. Nel mese di aprile, tramite un comunicato attraverso la televisione di stato, il presidente ha annunciato l’indulto per 93 detenuti di cui almeno 59 erano detenuti politici. Questa decisione è stata maturata dopo innumerevoli richieste per il rilascio di persone che sarebbero state incarcerate solamente per motivi politici. Questa decisione è stata presa il giorno dopo che l’Europa ha cancellato le sanzioni internazionali nei confronti della Birmania.

Il governo birmano di Thein Sein è il primo governo nominato dalla società civile dopo quasi 50 anni di governo militare. Nel 1988, attraverso un colpo di stato, il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC), precedentemente conosciuto come Consiglio di Stato per la Restaurazione della Legge e dell’Ordine (SLORC), aveva preso il potere; tuttavia la Birmania si trovava sotto un’autorità militare già dal 1962. Dopo l’insediamento dell’ex-primo ministro e attuale presidente della repubblica Thein Sein, il SPDC è stato ufficialmente sciolto il 30 marzo 2011. Il neo presidente ha fin da subito aperto le porte del palazzo alle delegazioni estere, prime tra tutte Hillary Clinton che nel dicembre del 2011 ha incontrato Thein Sein e Aung San Kyi, che era stata liberata dagli arresti domiciliari subito dopo le elezioni del 2010. Alla premio nobel per la pace è stato anche permesso di riprendere l’attività politica.