Argentina, scoppia la protesta contro la riforma del lavoro di Milei: 37 fermati e quattro agenti feriti

Scontri e arresti davanti al Parlamento argentino mentre il Senato discute la riforma del lavoro voluta da Javier Milei. A Buenos Aires almeno 37 manifestanti sono stati fermati, secondo i media locali, e quattro agenti sono rimasti feriti.
La protesta, voluta da sindacati e organizzazioni sociali, ha portato in piazza migliaia di persone. Una parte del corteo ha cercato di forzare il cordone di sicurezza che bloccava l’accesso al Congresso: sono volate pietre, bengala e bottiglie incendiarie. La polizia ha risposto con idranti e gas lacrimogeni. Un giornalista dell’Agence France-Presse ha riferito di almeno due feriti, un poliziotto e un manifestante. Il governo ha parlato di “violenza organizzata”, mentre lo stesso presidente Milei ha ribadito che la riforma “andrà avanti”.
Al centro dello scontro c’è la cosiddetta legge di “modernizzazione del lavoro”, un disegno di legge di 213 articoli approvato dal Senato con 42 voti favorevoli e 30 contrari e ora atteso alla Camera. Il testo prevede un profondo riassetto delle norme sul lavoro: estensione della giornata lavorativa fino a 12 ore tramite maggiore flessibilità degli orari, ampliamento dei periodi di prova, riduzione degli oneri per le imprese e nuove regole sui licenziamenti che restringono i casi di reintegro e ridimensionano le indennità.

"Non possiamo credere che in Argentina si discuta una legge che ci farebbe tornare indietro di 100 anni", ha detto all’agenzia Afp, nel mezzo degli scontri, l’avvocato Fabio Nunez.
Il provvedimento interviene anche sul diritto di sciopero, introducendo limitazioni nei servizi considerati essenziali, e apre alla contrattazione collettiva a livello aziendale, indebolendo il ruolo dei sindacati nazionali. Tra i punti più contestati c’è la revisione delle ferie e dei riposi: le opposizioni sostengono che la riforma metta in discussione l’impianto delle tutele storiche, comprese le ferie annuali e il pagamento degli straordinari, favorendo una maggiore discrezionalità delle aziende.