Ieri, il Venezuela ha vissuto un nuova giornata di estrema tensione. Il leader dell'opposizione e autoproclamato presidente ad interim, Juan Guaidò, ha invitato i suoi connazionali a scendere in piazza nell'ambito della "fase definitiva della Operazione libertà" per cacciare Nicolas Maduro. Ma alla fine di una giornata di scontri, nei quali sono rimaste ferite un centinaio di persone ed un 24enne è morto ad Aragua, il presidente del Venezuela è comparso accanto ad alcuni ministri e ha dichiarato: “Voglio congratularmi con voi, forze armate, per l’atteggiamento fermo, leale, valoroso e di enorme saggezza con cui avete condotto alla soluzione e alla sconfitta del piccolo gruppo che pretendeva di riempire il Paese di violenza con una scaramuccia golpista“. Quella appena trascorsa, ha continuato, è stata una giornata “intensa di eventi, emozioni, riflessioni e sguardi sul futuro del Venezuela. Un giorno di contrasto in cui si sono contrapposti due Venezuela: uno di pace e dialogo e un altro portatore di violenza e venduto alle ambizioni straniere”. Maduro ha poi ringraziato “tutto il popolo venezuelano per il suo valore, il coraggio e la coscienza di fronte a questo tentativo di colpo di Stato frustrato.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in un'intervista alla Cnn, aveva sostenuto che Maduro era pronto a partire per L'Avana ma sarebbe stato dissuaso dai russi. Ipotesi confermata anche da Guaidò in un video, della durata di tre minuti e diffuso su YouTube. “L’usurpatore aveva tutto pronto per andarsene, sono state le forze straniere che lo hanno obbligato a restare. Oggi non ha fatto altro che nascondersi“, ha dichiarato. “Sapevamo che l’inizio non sarebbe stato facile”, ma “abbiamo dimostrato che ci sono soldati disposti a difendere la Costituzione. Oggi toneremo di nuovo in forma sostenuta nelle strade, fino a mettere fine all’usurpazione”, ha continuato. Guaidò ha poi negato che si sia trattato di un colpo di Stato parlando piuttosto di "una pacifica ribellione".

La Russia: "Usa non si immischino nella crisi venezuelana"

La crisi in Venezuela sta creando tensione anche tra le potenze internazionali, in particolare tra Russia e Usa. Mosca ha ammonito Washington, sottolineando che "l'ingerenza americana negli affari interni del paese sudamericano è una violazione del diritto internazionale". La presa di posizione è arrivata dopo che il segretario agli Esteri a stelle e strisce, Mike Pompeo, aveva parlato della possibilità di un intervento armato degli Stati Uniti. Il collega del Cremlino, Sergei Lavrov, ha però chiarito come ulteriori passi "aggressivi" statunitensi comporterebbero "conseguenze gravi".

La risposta degli americani non si è fatta attendere. Proprio Pompeo ha replicato a Lavrov sottolineando che invece "la Russia e Cuba stanno destabilizzando il Venezuela". Inoltre, ha aggiunto, il coinvolgimento russo nelle vicende del Paese latinoamericano "rischia di destabilizzare anche le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca".