Aveva esaudito gli ultimi desideri, recitato qualche preghiera e si era rassegnato. Thomas "Bart" Whitaker, condannato alla pena di morte per aver ucciso nel 2003 sua madre e suo fratello, stava aspettando che i secondini del penitenziario texano in cui era detenuto lo accompagnassero sul lettino per poi somministrargli l'iniezione letale e porre fine alla sua vita, come aveva decretato anni fa un giudice. Invece proprio un'ora prima che ciò accadesse il governatore del Texas Greg Abbott ha commutato in ergastolo la pena capitale. A portare avanti la battaglia affinché Bart continuasse a vivere non è stato un avvocato tenace, né un'associazione contro la pena di morte, bensì suo padre, scampato miracolosamente alla strage familiare compita dal figlio e rimasto ferito dopo aver assistito alla morte della moglie e dell'altro figlio. In considerazione della sua preghiera di lasciare in vita l'unico familiare rimastogli, seppure responsabile di una carneficina, Abbott ha accolto una rara raccomandazione in questo senso da parte dell'autorità giudiziaria.

Thomas "Bart" Whitaker
in foto: Thomas "Bart" Whitaker

Bart ha commentato: "Sono grato della decisione non per me ma per mio padre; ogni punizione per me sarebbe stata giusta, ma mio padre non ha fatto niente di male. Il sistema oggi per lui ha funzionato. E io farò del mio meglio per svolgervi il mio ruolo". "Il padre di Whitaker – ha spiegato il governatore Abbott, repubblicano, che avrebbe potuto anche negare la richiesta di grazia – si è opposto con passione alla messa a morte di suo figlio, affermando che in caso contrario si sarebbe sentito vittima per la seconda volta, dopo essere scampato alla strage". Thomas "Bart" Whitaker è stato decisamente fortunato: dal 1982, quando il Texas ha reintrodotto la pena capitale, in soli quattro casi è accaduto che la commissione per la libertà abbia raccomandato clemenza per dei condannati. Prima di questa
l'ex governatore Rick Perry, anche lui repubblicano, ne aveva accolta solo una su tre.

Doyle Lee Hamm, scampato all'iniezione letale: i boia non gli trovavano la vena

Oltre al caso di "Bart" un'altra sospensione dell'esecuzione della pena di morte è avvenuta on Alabama: Doyle Lee Hamm sarebbe dovuto morire ieri, ma la condanna è stata rimandata a causa di un problema che ha coinvolto l'equipe medica che avrebbe dovuto iniettare il farmaco letale all'uomo. I boia, infatti, non sarebbero riusciti a trovare la vena nel suo braccio e i tempi si sarebbero dilatati fino a sforare la mezzanotte, termine ultimo per portare a compimento la condanna. A renderlo noto, sul suo profilo twitter, l'avvocato difensore dell'imputato Bernard Harcourt.

Doyle Lee Hamm era stato condannato a morte per aver ucciso l'addetto alla reception di un motel durante una rapina compiuta nel 1987. Paradossalmente a salvargli la vita potrebbe essere stato un cancro: l'uomo è infatti malato da tempo e si era sottoposto alle cure mediche del caso, che l'avrebbero debilitato al punto da non permettere ai "boia" di trovargli una vena per praticargli l'iniezione letale.