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23 Luglio 2021
09:47

Afghanistan, Emergency: “Vent’anni di guerra inutile. Bombe, morti e feriti come il primo giorno”

Marco Puntin, Country director di Emergency in Afghanistan: “Dalla metà di giugno assistiamo a una notevole intensificazione del conflitto praticamente in tutto il Paese. Da noi vengono curati molti feriti da schegge, vittime di bombardamenti aerei, attacchi con razzi e mortai”. E poi c’è il Covid: “Terza ondata molto grave. Qui vaccinarsi non è una libera scelta perché i vaccini non ci sono”.
A cura di Davide Falcioni
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Vent'anni di guerra, almeno 38mila vittime civili e decine di migliaia di combattenti uccisi. Il bilancio della campagna di "esportazione della democrazia" in Afghanistan – con la guerra voluta da George Bush all'indomani dell'attentato dell'11 settembre 2001 – è drammatico, un fallimento non solo sul piano militare ma anche su quello politico, economico e sociale. Negli ultimi mesi, dopo l'annuncio del presidente Biden che gli Stati Uniti e la Nato avrebbero ritirato le truppe dai campi di battaglia, la situazione è però degenerata. L'iniziativa dei talebani ha ripreso vigore e a farne le spese, come sempre, sono stati soprattutto civili: due giorni fa tre razzi hanno colpito l'area del palazzo presidenziale di Kabul e sei persone sono state ferite, tre delle quali in modo grave, venerdì scorso è stato ucciso Danish Siddiqui, fotoreporter indiano dell’agenzia di stampa Reuters e premio Pulitzer nel 2018. I combattimenti però infuriano e ogni giorno si registrano morti e feriti, molti dei quali gravissimi.

I dispacci ufficiali riferiscono che le forze insorgenti hanno conquistato circa 200 distretti negli ultimi tre mesi; questo significherebbe che oggi controllano più di metà del Paese. In questo quadro opera Emergency. Mentre USA e Nato se ne vanno lasciando il paese nel caos dopo 20 anni di guerra l'Ong fondata da Gino Strada e Teresa Sarti è ancora sul campo e non ha nessuna intenzione di abbandonare gli afgani al loro destino e alle macerie lasciate dal conflitto. Per questo abbiamo chiesto a Marco Puntin, Country director di Emergency in Afghanistan, cosa sta succedendo in queste settimane.

Emergency è in Afghanistan da 22 anni, conoscete dunque molto bene la situazione. Cosa sta accadendo negli ultimi mesi?
Dalla metà di giugno assistiamo a una notevole intensificazione del conflitto praticamente in tutto il Paese. Si tratta, a dire il vero, di un fenomeno che avviene ogni anno a primavera, perché in inverno i combattimenti diminuiscono nelle zone montuose a causa del freddo e della neve. Tuttavia io – che sono in Afghanistan dal gennaio del 2018 – una situazione come quella degli ultimi mesi non l'avevo mai vissuta, con combattimenti molto aspri in tutte le province e nello stesso momento. Quello che sta succedendo negli ultimi tempi è qualcosa di assolutamente straordinario.

Come sono organizzate le vostre strutture sanitarie?
Abbiamo tre ospedali: due Centri chirurgici per vittime di guerra a Kabul e Lashkar-gah un e una struttura pediatrica, con reparto di maternità e chirurgia generale, ad Anabah, nella Valle del Panshir: in quest'ultima in passato accoglievamo una media del 15% di feriti di guerra, oggi siamo al 30/35%, e si tratta di una zona storicamente poco interessata dal conflitto dove tuttavia negli ultimi mesi i combattimenti si sono intensificati. Da noi vengono portati molti feriti da schegge, vittime di bombardamenti aerei, attacchi con razzi e mortai oltre naturalmente a molti feriti da armi da fuoco.

Dopo l’inizio del ritiro delle truppe americane la situazione è peggiorata?
La guerra non si è mai fermata. Ma sì, non si può nascondere che dal primo maggio, giorno in cui è iniziata la ritirata USA, c'è stato un netto aumento delle attività di conflitto in tutto il Paese: su 34 province in almeno 26 si registrano pesanti combattimenti, ci sono stati molti capovolgimenti di fronte e l'opposizione ha conquistato circa 200 distretti su un totale di oltre 400. Non sappiamo come evolverà la situazione nelle prossime settimane.

Secondo stime diffuse dal New York Times nel 2019, 18 anni di guerra erano costati agli Stati Uniti oltre 2mila miliardi di dollari. Oggi quella somma è aumentata, eppure i talebani potrebbero tornare a controllare il Paese…
Emergency da 20 anni sostiene la necessità di trovare una soluzione politica al conflitto perché i danni alla popolazione civile sono ormai incalcolabili, a prescindere dalle forze in campo. Dopo 20 anni di guerra non c'è stato nessun miglioramento della situazione, anzi vi è stato un evidente deterioramento: sono stati gettati migliaia di miliardi di dollari in armamenti, ma se fossero stati spesi per istruzione e sanità ora la situazione sarebbe ben diversa. In fondo se noi siamo in Afghanistan dal 1999 è proprio perché il sistema sanitario è completamente allo sbando: in una nazione costantemente in conflitto la presenza di Emergency è ancora necessaria purtroppo.

Oltre alla guerra ora c'è la pandemia. Qual è la situazione?
Siamo nel pieno di una terza ondata molto grave; solo negli ultimi dieci giorni c'è stata una lieve diminuzione dei contagi, ma i morti continuano ad essere molti e non è facile rispettare le misure di distanziamento sociale quando ci sono attentati, combattimenti e bombardamenti in tutte le principali città. Per non parlare dei vaccini: ci sono state donazioni da India, Cina e dal programma Covax, ma in numeri largamente insufficienti a coprire le necessità della popolazione. Qui vaccinarsi o no non è una scelta.

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