"Quanta gente andrà a votare alle Europee dipenderà da quanto questi anni avranno percepito utile il lavoro del Parlamento europeo che in questi anni è stato il parcheggio per i trombati della politica". Lo ha detto Luigi Di Maio presentando il programma M5s per le elezioni Europee del 26 maggio, sottolineando che in questa tornata elettorale "conta l'affluenza". Tra i dieci punti presentati c'è la chiusura della sede del Parlamento europeo a Strasburgo definita da Di Maio "solo un business". Un vecchio cavallo di battaglia dei pentastellati: "Oggi gli europarlamentari hanno due uffici, due scrivanie, due computer, due telefoni: uno a Bruxelles e uno a Strasburgo. Tutto doppio perché la Francia non vuole cambiare i Trattati e, nonostante le tantissime raccomandazioni del Parlamento europeo stesso, si ostina a difendere questo inutile spreco", hanno denunciato qualche settimana fa un post del blog delle Stelle sull'Europrogramma del M5S.

"Non ha senso fare la lotta contro l'austerity e poi allearsi con Orban", ha sottolineato il vicepremier Di Maio, facendo un implicito riferimento all'intesa tra Matteo Salvini e Orban per la quale il leader leghista è volato oggi a Budapest. "Noi faremo un gruppo parlamentare che non sarà né di destra né di sinistra, e sarà fondamentale per fare il salario minimo europeo e per bloccare l'austerity. Il Ppe e il Pse non avranno il 51% e il gruppo del M5s sarà ago della bilancia. Queste elezioni – ha poi aggiunto – non sono solo Europee ma anche italiane: dobbiamo evitare che tornino quelli che c'erano prima. Quelli che non vedono l'ora di riprendersi in mano la cosa pubblica".  

"Ci abbiamo messo anni per cacciarli. Il Pd, Berlusconi e la Meloni non vedono l'ora Di riprendersi la cosa pubblica e distruggere tutto quello che abbiamo fatto – ha proseguito il capo politico dei Cinque Stelle – A noi nessuno ci dice mai bravi sono sempre solo bravi ad attaccarci ma noi ci guadagneremo il rispetto, in Italia e in Europa". Di Maio è poi tornato sul caso Siri, il sottosegretario leghista, indagato per corruzione: "Il Movimento non arretra sulla questione morale. Comunque si chiami il sottosegretario, da noi le regole si rispettano, che tu sia del Movimento o del partito alleato, questo deve essere chiaro, è quello che diremo e faremo sempre".