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Vertice Ue a Ypres: Vincoli, crescita e nomina presidente commissione

Si apre in Belgio, in uno dei luoghi simbolo della Grande Guerra, il summit con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa su un programma per i prossimi anni centrato sulla crescita, e nominare il nuovo presidente della Commissione.
A cura di Biagio Chiariello
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Si apre a Ypres, in Belgio, luogo simbolo della Grande Guerra, un summit europeo tra i capi di Stato e di governo determinante per le sorti dell’UE. Innanzitutto perché già domani, 27 giugno, ci sarà la nomina e il voto del futuro presidente della Commissione europea (che dovrà poi essere votato dagli eurodeputati nella plenaria del 14-17 luglio). Ma l’obiettivo generale è arrivare a un'intesa su un programma per i prossimi anni centrato sulla crescita, lasciando da parte el logica di politiche basate solo su rigore e austerity. E se il premier italiano Matteo Renzi ha incassato la disponibilità di Angela Merkel a provvedimenti in favore dell'occupazione, sulla flessibilità dei vincoli di bilancio si ipotizza un accordo di compromesso. Sono questi i punti cardine dell'Agenda strategica Ue, il documento finale che i più stretti collaboratori di Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio europeo, stanno mettendo a punto in queste ore in vista del vertice. Sarà la base dalla quale il prossimo presidente della Commissione europea partirà per consolidare la ripresa e favorire il lavoro.

Presidente commissione: sarà Juncker?

Per la nomina del presidente, il favorito sembra essere Jean-Claude Juncker, anche se si teme qualche colpo basso di David Cameron. Gran Bretagna che è anche la maggiore incognita sulle aperture della Merkel. Al di là dell’interpretazione da dare al concetto flessibilità, già contenuta nelle regole del Patto di stabilità e crescita, la Gran Bretagna “non sta negoziando e quindi non sappiamo cosa chiederà – osservano fonti diplomatiche. Ma certo non ci aspettiamo che getti la spugna senza prima mostrare i muscoli". Per protestare contro la candidatura del lussemburghese, il primo ministro inglese ha messo in discussione i rapporti con l'Ue, commentano a Bruxelles. “Per ora gli inglesi non stanno negoziando, non vogliono nulla”.

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