Brutte notizie per i dipendenti di Trony, la famosa catena di elettronica di largo consumo, che in seguito al fallimento dichiarato dalla società DPS, da cui è gestita, sta chiudendo pian piano i suoi punti vendita in tutta Italia. Ad oggi sono 49 i negozi che hanno terminato la propria attività e più di 500 i lavoratori a rischio licenziamento. Quelli che oggi non hanno alzato la saracinesca sono in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Puglia. In quest'ultima regione è scattata la mobilitazione dei lavoratori con un sit-in davanti ad uno dei tre negozi di Bari, dove, per altro, i dipendenti percepiscono dallo scorso dicembre buste paga dimezzate.

Insomma, una situazione che peggiora con il passare dei giorni. "A livello nazionale – ha spiegato Barbara Neglia della Filcam Cgil – le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil chiederanno un primo incontro al curatore fallimentare e in modo parallelo proveranno ad avere un confronto con il Ministero allo Sviluppo economico per cercare di trovare soluzioni alternative al licenziamento dei dipendenti". Gli ha fatto eco Alessio di Labio, responsabile nazionale di Filcams Cgil, per il quale "ora resta da gestire questa fase e poi individuare uno o più soggetti interessati a rilevare i 43 punti in vendita".

La società Dps, che controlla un pacchetto di aziende commerciali a insegna Trony, è in difficoltà economiche da diverso tempo. L'azienda aveva chiesto un concordato preventivo che però non è stato giudicato percorribile dal giudice fallimentare, che lo ha rifiutato decretando ufficialmente il fallimento lo scorso 15 marzo. La comunicazione è arrivata il giorno successivo ai dipendenti. "La vera preoccupazione riguarda le prospettive future. Circa un mese fa si era parlato di un possibile acquirente per 15 dei punti vendita di Trony , il che avrebbe permesso di puntare al risanamento dell’intero gruppo", ha infine spiegato il segretario nazionale di Fisascat Cisl Mirco Ceotto -. Il fatto che fino a questo momento non sia ancora arriva alcuna proposta concreta è motivo di grande allarme".