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TISA: così i potenti della terra riscrivono le leggi del mercato

Wikileaks ha svelato il contenuto del Tisa, “Trade in Services Agreement”, un accordo segreto tra Stati Uniti, Unione Europea e altri 25 stati: via libera alle liberalizzazioni selvagge, con buona pace dei diritti dei lavoratori e della qualità dei servizi.
A cura di Davide Falcioni
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Si chiama Tisa, “Trade in Services Agreement”, ed è un accordo internazionale di scambio sui servizi discusso in questi anni in gran segreto da Stati Uniti, Unione Europea e altri 23 paesi come Turchia, Israele, Messico, Canada, Australia, Taiwan e Pakistan rappresentanti, tutti insieme, i due terzi del prodotto interno lordo mondiale. Il trattato potrebbe avere conseguenze importantissime per miliardi di cittadini di tutto il mondo, perché liberalizzerebbe ancora di più tutti i servizi fondamentali: dalla sanità all'istruzione, dal mercato del lavoro ai trasporti, dalle risorse idriche alle telecomunicazioni. Non ci sarebbe settore professionale che non verrebbe investito dalle norme previste nel Tisa. Il trattato, inoltre, sembra essere stato redatto con l'intento preciso di escludere alcune potenze mondiali: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, ovvero i paesi appartenenti al cosiddetto Brics.

Ebbene, l'accordo segreto tra gli stati che hanno sottoscritto il Tisa è stato svelato da Wikileaks. Come detto il trattato mira a liberalizzare tutti i servizi, sancendo l'ennesima vittoria – forse quella definitiva – della finanza sulla politica. Governi e lobby, infatti, decideranno di concerto su mercato del lavoro, sanità, telecomunicazioni e servizi "pubblici". I documenti dell'organizzazione di Assange – visionati in anteprima da L'Espresso – trattano la liberalizzazione dei servizi di trasporto aereo, gli spostamenti dei lavoratori nei mercati, i servizi professionali, l'e-commerce, le telecomunicazioni, i servizi marittimi e molto altro. Le trattative sono ancora in corso, ma la prospettiva futura sembra tutt'altro che rosea visto che persino l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha "espresso preoccupazione sulla natura segreta della negoziazione di molti trattati e del loro potenziale effetto negativo sui diritti umani". Secondo l'Onu infatti il pericolo è quello di "abbassare la soglia della protezione della salute, della della sicurezza alimentare, delle condizioni di lavoro, soddisfacendo gli interessi di business di monopoli farmaceutici ed estendendo la protezione della proprietà intellettuale".

Trasporto aereo: libealizzati i controlli sulla sicurezza

Wikileaks rivela una serie di documenti inerenti diversi "comparti" economici: il trasporto aereo, i servizi di consegna, il commercio elettronico, i servizi finanziari, il trasporto marittimo. Per quanto concerne il trasporto aereo si prospetta un'ulteriore liberalizzazione di servizi fondamentali, come quelli di manutenzione degli aerei e quelli aeroportuali. Il criterio di scelta delle società su cui investire potrà essere di natura strettamente economica, tanto che Gabriel Mocho, segretario della sezione aviazione civile della “International Transport Workers' Federation", ha da tempo lanciato l'allarme: "Deregolamentazioni e liberalizzazioni stanno già dilagando", sostiene. Le conseguenze? Secondo Icao (Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile) sono in aumento gli incidenti e i guasti sugli aeromobili. "Nel Tisa non c'è alcuna discussione sugli standard di sicurezza". Come potrebbe essere altrimenti, quando la partita si gioca solo sul filo della concorrenza? E chi controllerà la formazione dei lavoratori?

Mobilità dei lavoratori: meno diritti per tutti

Ciò che emerge, comunque, è che saranno le leggi del mercato a governare, con buona pace dei diritti dei lavoratori. Non a caso un altro capitolo che farà discutere è quello sulla mobilità dei dipendenti delle società che vendono servizi privati nei vari stati, che potranno essere spostati ovunque, purché la loro prestazione sia richiesta. Non è difficile immaginare come la norma legalizzerebbe l'arrivo sui mercati europei e statunitensi di lavoratori a basso costo, che imporrebbero standard più bassi anche ai "locali".

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