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21 Giugno 2022
13:48

Siccità, governo verso stato d’emergenza e cabina di regia, Greenpeace: “Serve un piano europeo”

Il governo è pronto a dichiarare lo stato di emergenza nazionale per la siccità e ragiona su una cabina di regia con la Protezione civile, ma frena sul Pnrr perché non risolve il problema nell’immediato.
A cura di Giacomo Andreoli
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Dopo il pressing incessante da parte delle Regioni e dei partiti di maggioranza (a partire dal PD), il governo va verso la dichiarazione dello stato d'emergenza nazionale per affrontare l'anomala siccità degli ultimi giorni. Con i livelli dei fiumi mai così bassi da decenni (il Po è ai minimi da '70 anni), le precipitazioni più che dimezzate e un caldo record, l'esecutivo Draghi vuole creare la cornice per ristori immediati alle aziende agricole più colpite, ma anche predisporre possibili interventi immediati con prelievi massicci d'acqua dai laghi e autobotti pronte all'intervento da Nord a Sud.

Come confermano a Fanpage.it fonti del ministero dell'Agricoltura in tal senso si dovrebbe istituire anche una cabina di regia con a capo la Protezione civile per monitorare i bacini idrografici e coordinare i provvedimenti delle varie Regioni, che già stanno chiedendo lo stato di calamità. Saranno proprio le Regioni a stabilire gli eventuali razionamenti dell'acqua, con apposite ordinanze (in molti piccoli comuni del Nord Italia è già vietato irrigare i giardini o riempire le piscine e sono anche già previste le sospensioni notturne del servizio). Di tutto questo si è parlato stamattina nell'incontro tra il ministro Patuanelli e il sottosegretario Garofoli e se ne parlerà anche nel pomeriggio nella Conferenza Stato-Regioni con la ministra per gli affari regionali Gelmini.

Pronto il "Piano acqua", Mite: "Il Pnrr non risolve l'emergenza"

Il ministro della Transizione ecologica Cingolani, a margine di un convegno a Roma di Elettricità futura, si dice intanto "abbastanza preoccupato". Sull'acqua "abbiamo decisamente un problema – ha detto – il flusso per l'idroelettrico è cruciale, anche per il raffreddamento delle centrali: speriamo che sia una cosa contingente, stiamo valutando tutte le azioni da fare. Il problema è sia agricolo che energetico". Dal Mite confermano a Fanpage.it che non è intenzione del governo risparmiare acqua dal settore idroelettrico, che è già in forte difficoltà. Così, ci dicono, la richiesta delle Regioni di messa a disposizione dei fondi del Pnrr per la realizzazione di nuovi invasi idroelettrici non è pertinente: il Piano non può essere cambiato e per vedere gli effetti degli investimenti già programmati ci vogliono degli anni, mentre il problema va affrontato nell'immediato.

Entro massimo una decina di giorni, poi, Cingolani firmerà un apposito decreto per la riduzione degli sprechi idrici. "L'emergenza – spiega la ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna – non ci coglie impreparati: sono sei mesi che lavoriamo, con tutte le Regioni e diversi ministeri, a un piano acqua che sostenga l'intera filiera, dagli invasi agli acquedotti alle utenze finali. Il piano sarà gestito con un Contratto Istituzionale di Sviluppo con un investimento di un miliardo, che può essere aumentato".

Greenpeace: "Dobbiamo ripensare il modo di fare agricoltura"

Secondo la responsabile agricoltura di Greenpeace Federica Ferrario "la cabina di regia è assolutamente necessaria, altrimenti si rischia di non far parlare tra loro le Regioni e creare disuguaglianze di risorse idriche". L'esponente dell'associazione ambientalista, però, fa notare che "quella in atto non è in realtà un'emergenza, ma una situazione che è sempre più normalità, quindi bisogna intervenire in maniera strutturale sulle cause che la generano".

In tal senso il Pnrr "sul lato dell'agricoltura e della transizione a un modello più moderno e sostenibile è assolutamente assente: servono un'analisi generale della situazione e un nuovo piano europeo di investimenti". Per farlo, secondo Greenpeace va ripensato cosa coltiviamo e come lo facciamo. "Il 60% delle sementi – aggiunge Ferrario – sono coltivate per prodotti che diventano mangimi per animali e non per le persone, è un modello estremamente energivoro che non funziona. Si può risparmiare su questo e lavorare di più sulle coltivazioni locali e stagionali, che richiedono meno irrigazione, come chiede la Commissione europea".

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