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Salva-banche, dall’Europa stop all’Italia: “Lo Stato non può pagare chi ha subito perdite”

L’Ue si oppone ai rimborsi di Stato per chi ha avuto perdite: “Il fallimento di una banca non è una crisi umanitaria”. Ma c’è l’ok all’arbitrato per investitori danneggiati.
A cura di Biagio Chiariello
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“Per dare sollievo ai risparmiatori delle banche in fallimento quello che non è possibile fare è che lo Stato paghi direttamente chi ha subito le perdite”. L'Unione europea gela così le migliaia di risparmiatori che attendono un rimborso dopo il decreto salva-banche. E’ stata l’Ansa a dare la notizia della bocciatura del provvedimento del governo, citando fonti Ue vicine al dossier nel momento. Un duro colpo che arriva proprio nel momento in cui il premier Renzi sembrava voler dare un’accelerata alla riforma delle banche, e più concretamente ad adottare l’emendamento per tutelare le vittime del crack. “Il fallimento di una banca e l'eventuale perdita, per esempio, di un appartamento da parte degli obbligazionisti che hanno subito perdite – spiegano i tecnici di Bruxelles – non può essere considerata una crisi umanitaria come quelle provocate da alluvioni o altri disastri”.

Ok all'arbitrato per investitori

La Commissione Ue, però, "sostiene le intenzioni del governo italiano di permettere ai risparmiatori di chiedere compensazioni alle banche per potenziali vendite abusive di obbligazioni e di ispirarsi alle passate esperienze in altri Paesi Ue con situazioni simili". Così un portavoce dell'esecutivo Ue sulla proposta di un arbitrato presso Consob. Allo stesso tempo “la costituzione di una corte d'arbitrato” per andare in aiuto agli investitori privati vittime dei crac delle quattro banche “è un'ottima idea” spiegano da Bruxelles. Saranno infatti dei giudici a stabilire se sono stati venduti prodotti fraudolenti ai privati. A quel punto possono scattare i rimborsi a carico delle bad bank. Per realizzarli in tempi brevi, lo stato può fare un pre-finanziamento alle bad bank, ma queste dovranno restituire i soldi nel corso del processo di risoluzione.

No all'intervento dello Stato

Al contrario, invece, l’UE si oppone al risarcimento da parte dello Stato per chi ha perso i soldi con la risoluzione delle banche, “perché altrimenti significherebbe sospendere il bail-in e le sue regole”. Inoltre quella degli aiuti umanitari è una via non gradita a Bruxelles “perché questi sono previsti solamente per le popolazioni colpite da eventi naturali non prevedibili, come inondazioni o terremoti” prosegue l’Ansa, citando le fonti UE. “Infine – viene chiarito – il prefinanziamento da parte dello Stato delle banche coinvolte nella risoluzione sarebbe possibile per permettere a queste di risarcire i clienti. Ma le nuove banche risanate dovrebbe poi ripagare lo Stato con i proventi ottenuti da altre fonti”.

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