I nodi da sciogliere restano tanti. Ma la prima certezza raggiunta in vista della manovra riguarda l’assegno unico: l’intesa c’è e la misura partirà dal primo luglio 2021. Il governo ha deciso che stanzierà 3 miliardi per il 2021 per le famiglie con figli: una quota che si aggiungerà a tutte le risorse già previste grazie al riordino degli attuali incentivi per i genitori italiani. Una volta entrato a regime l’assegno unico costerà 6 miliardi l’anno. Il vertice di maggioranza che si è tenuto nella notte è durato quasi 6 ore e una gran parte – oltre a quella sul dpcm – è stata dedicata proprio alla legge di Bilancio.

Intesa su assegno unico, restano altri nodi

Questa sera si potrebbe tenere il Consiglio dei ministri, anche se ancora non c’è conferma e rimane in piedi l’ipotesi di uno slittamento di un giorno. L’unico accordo certo, però, rimane quello sull’assegno unico, mentre restano da sciogliere i nodi su sugar tax e plastic tax, contro cui si oppone fermamente Italia Viva. Il governo è chiamato a varare nelle prossime ore il Dpb, il Documento programmatico di bilancio che disegna le linee guida della manovra: dovrebbe essere inviato a Bruxelles entro la metà di ottobre.

Le richieste di Italia Viva sulla manovra

A ribadire le condizioni di Italia Viva è Luigi Marattin: “Italia Viva non si è presentata ai vertici di maggioranza (iniziati il 13 ottobre per decidere una cosa da approvare 48 ore dopo) con una lista di infinite richieste a suon di miliardi. Né abbiamo sommerso il presidente Conte e il ministro Gualtieri di richieste quali soldi per promuovere la lingua italiana all'estero o rifare le carte geografiche”. Le richieste avanzate da Iv sono 5, a partire proprio dal invio di sugar tax e plastic tax. Si chiede poi di introdurre nel 2021 un “primo pezzo della riforma fiscale”, proprio con l’assegno unico. Per poi arrivare nel 2022 a ridisegnare l’Irpef. Si chiede, inoltre, un aiuto alle “imprese a diventare più grandi” attraverso incentivi fiscali alle fusioni. Altra proposta è quella di prorogare lo sconto fiscale che “aiuta le imprese ad abbattere i costi da sostenere se vogliono provare ad accedere a Piazza Affari”. Infine, le imprese “la cui sopravvivenza economica dipende dagli incassi da botteghino” devono essere aiutate, consentendo loro di “poter continuare” nella loro attività.