Qualcosa cambierà, ma la plastic tax dovrebbe rimanere. Per il Movimento 5 Stelle, come ha spiegato Luigi Di Maio, è un punto fermo della manovra su cui non si discute. Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, la tassa sugli imballaggi di plastica non si può cancellare, come chiede Italia Viva. Anche se da Gualtieri qualche apertura arriva, almeno per una nuova modulazione della plastic tax. In realtà anche nel Pd le perplessità sono tante e nascono dal voto delle elezioni regionali in Emilia Romagna, territorio in cui viene prodotto il 63% della plastica monouso italiana. Il presidente uscente e candidato del centrosinistra, Stefano Bonaccini, ha parlato con il ministro dell’Economia e ha annunciato che ci sarà un tavolo sul tema con gli esponenti del settore. Il Pd intanto punta a un approfondimento tecnico, quindi la prima ipotesi in campo è quella di un rinvio. Che farebbe contento anche Renzi, contrario alla norma difesa strenuamente dal M5s.

Potrebbe esserci una modifica, ma non una cancellazione della plastic tax, quindi. Anche perché ci sarebbe un problema di risorse: così come è stata pensata porterebbe nelle casse dello Stato 1,1 miliardi nel 2020 e 1,8 quando sarà a regime. Se mai dovesse essere dismessa, dunque, dovrebbe essere sostituita da altre tasse. L’ipotesi al momento più credibile, come spiega il Corriere della Sera, è che arrivi dopo, ma venendo comunque confermata, anche se con un meccanismo che potrebbe essere in parte diverso.

Plastic tax, per Gualtieri è una tassa giusta

Per Gualtieri la tassa è giusta, ma il titolare di via XX Settembre ammette anche che “occorre modularla bene, per questo sono disposto a parlare con gli operatori, anche per aiutare la riconversione del settore”. L’obiettivo è chiaro, comunque, per il ministro dell’Economia: “Dobbiamo ridurre l’utilizzo della plastica monouso. Non possiamo prima applaudire i giovani in piazza per l’ambiente e poi non agire”.

Che la plastic tax rimarrà viene confermato anche da Repubblica, secondo cui rimangono in piedi le possibilità di esenzioni più ampie e anche di uno slittamento della misura. La discussione si potrebbe accendere anche in Parlamento, con la manovra che da oggi è in discussione al Senato. Per ora la legge di Bilancio prevede che le imprese che esportano e quelle che sono già riconvertite al compostabile sono escluse. Ma i criteri potrebbero essere allargati facendo così rientrare anche altre aziende. Decisivo potrebbe essere il tavolo con gli operatori che avrebbe come obiettivo quello di creare un vero e proprio percorso di transizione verso il biodegradabile. Le aziende, presumibilmente, chiederanno maggiori incentivi che vadano oltre i 30 milioni previsti dalla manovra per il credito d’imposta.

Di Maio ribadisce: pensiamo al futuro

Dalla Cina torna sul tema il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, spiegando che a suo avviso la plastic tax “è una tassa che aiuta l’Italia a convertire la propria produzione e a inquinare di meno. Dopo tanti anni in cui si è parlato dell’effetto della plastica nei mari, sull’inquinamento mondiale, l’Italia ha deciso di cominciare una conversione veloce del proprio sistema produttivo. Come lo fai? Con la fiscalità. Da una parte tassi i prodotti più inquinanti, dall’altra devi aiutare le imprese. Io dico soltanto che i politici guardano alle prossime elezioni, gli statisti guardano alle future generazioni. Se vogliamo lavorare con serenità al programma di governo noi dobbiamo guardare alle future generazioni. Ovviamente noi stiamo parlando di plastica altamente inquinante, ci sono tante altre tecnologie che permettono di imballare i prodotti biodegradabili, riutilizzabili”.