Mentre sui giornali e nei social media italiani si discute accanitamente delle palme in Piazza Duomo a Milano e della protesta dei tassisti contro Uber che “ruba lavoro”, mentre, sempre in Italia, un banchiere prova a comprarsi un’assicurazione per dar vita a un modello, la “bancassurance” che all’estero è morto e sepolto dopo la crisi finanziaria del 2008, dall’altra parte dell’Atlantico Kraft Heinz Company, quinto gruppo al mondo del settore bevande nato dalla fusione di Kraft Food e Heinz nel 2015 e controllata al 26,8% dalla Berkshire Hathaway di Warren Buffett e al 24,2% dalla brasiliana 3G Capital, prova a lanciarsi alla conquista di Unilever offrendo 143 miliardi di dollari (50 dollari per azione), di cui due terzi in contanti e un terzo in azioni.

Offerta già rifiutata da Unilever perchésottovaluta fondamentalmente” il valore del gruppo anglo-olandese, che in borsa oggi ha visto il titolo volare a +13,22% chiudendo a 44,8 euro (circa 47,55 dollari), ma che se venisse accettata, magari dopo un ulteriore rilancio, non solo sarebbe la più grande acquisizione della storia nel settore dei beni di consumo, ma darebbe vita ad un gruppo da 84,8 miliardi di dollari all’anno di fatturato, secondo, nel settore bevande, solo a Nestlè (91,2 miliardi di dollari di vendite annue).

Settori come quelli dei beni di consumo e degli alimentari-bevande sono del resto settori molto maturi e soffrono di margini di profitto in calo a causa della crescente pressione competitiva, una combinazione che quasi sempre favorisce il consolidamento, tanto che  già lo scorso anno si era vista l’acquisizione di SABMiller (già proprietaria del marchio Peroni) da parte di Anheuser-Busch InBev, nata essa stessa dall’acquisizione di Anheuser-Busch da parte di InBev nel 2008, per circa 123 miliardi di dollari debito oltre che, l’anno prima, la fusione che ha creato appunto Kraft Heinz Company.

Gli analisti finora sono propensi a dare ragione a Unilever che non a Buffett e ai suoi consoci di 3G Capital: Berenberg in una nota sottolinea come il premio implicito nell’offerta pari al 18% rispetto ai prezzi di chiusura di giovedì sera equivalga ad una valutazione di 3 volte le vendite e 21 volte gli utili, “che riteniamo molto bassa”, mentre Jefferies fa notare come Kraft Heinz, non avendo alcuna attività che non sia correlata al settore alimentari-bevande, potrebbe alla fine “accontentarsi” di acquistare le attività di Unilever in questo settore lasciando alla società anglo-olandese il business dei prodotti della casa, dei prodotti di bellezza e i purificatori d’acqua.

Anche così il “piatto” sarebbe assai ricco visto che a Unilever fanno capo marchi come Lipton, Tè Ati, Algida, Magnum, Grom (acquistato lo scorso anno) Knorr, Hellmann’s, Calvè, Carte D’Or, Becel/Flora solo per nominare i più famosi. Il lancio dell’offerta su Unilever, dopo che per mesi si era parlato di un possibile interesse di Kraft Heinz per Mondelez International, General Mills o Kellogg, arriva dopo un anno borsistico deludente per il gruppo anglo-olandese, che nel 2016 ha visto le quotazioni calare di un 2,5% (la stessa Nestlé ha del resto perso il 2% lo scorso anno).

Timing perfetto o quasi, dunque, per Buffett e i suoi soci brasiliani, che da quando hanno preso in mano le redini di Kraft Heinz con Alexandre Behring da Costa (co-fondatore di 3G Capital) alla presidenza e Bernardo Vieira Hees (partner di 3G Capital e già alla guida di Burger King, acquisita a sua volta da 3G Capital e poi fusa nel 2014 con la canadese Tim Horton) quale amministratore delegato, hanno aumentato sensibilmente i margini di profitto di Kraft Heinz, per lo più tagliando costi.

L’eventuale fusione con Unilever o l’acquisizione di una parte dei suoi asset sarebbe un’ulteriore passo nella direzione di creare un colosso per poi eliminare marchi poco performanti, tagliare le spese, razionalizzare la produzione. Eppure quella del gigantismo non è l’unica strada possibile per fare impresa, persino in un settore come quello degli alimentari e bevande.

Nel mio lavoro di analista finanziario, ho avuto di recente l’occasione di incontrare un piccolo imprenditore campano, che partendo da zero poco più di due anni fa ha saputo creare un piccolo gruppo con un fatturato superiore ai 3 milioni di euro e margini vicini al 40%-50%, operante nel comparto della caffetteria-gelateria-ristorazione veloce.

E’ questo solo  un esempio di come, nonostante la narrazione negativa e la “lontananza” dell’Italia da operazioni di caratura mondiale come quella di Kraft Heinz-Unilever, anche nel “bel paese” sia ancora possibile investire e avere successo, senza necessariamente sfruttare legami politici o rendite di posizioni. A patto di avere coraggio, determinazione e capacità imprenditoriali, ma questa è un’altra storia.