Il governo si appresta a mettere nero su bianco il nuovo decreto Ristori. Sarà il quinto, dopo quelli unificati in un solo testo durante l’esame parlamentare di dicembre. Prima del decreto, però, è necessario un passaggio parlamentare: l’approvazione dello scostamento di bilancio. Che potrebbe valere circa 25 miliardi di euro. Poi arriverà il provvedimento, che potrebbe contenere al suo interno anche una forma di rottamazione e di saldo e stralcio delle cartelle esattoriali. I nuovi contributi a cui pensa l’esecutivo non terranno conto del calo di fatturato in rapporto al mese corrispondente del 2019, ma verrano elargiti sulla base delle perdite di un intero semestre, il primo. Dovrebbe essere superato, come spiega il Sole 24 Ore, anche il criterio dei codici Ateco, estendendo i ristori a tutti coloro i quali hanno subito perdite. Dovrebbero rientrare nelle indennità anche i professionisti iscritti agli ordini.

La novità di questo decreto Ristori dovrebbe essere l’introduzione di una nuova rottamazione e del saldo e stralcio per le cartelle fiscali. Dal primo gennaio, infatti, è terminata la sospensione della notifica degli atti: sono quindi in arrivo avvisi per milioni di italiani. Si tratta di circa 50 milioni di atti. Laura Castelli, viceministra dell’Economia sostiene che si potrebbe optare per un “intervento strutturale che cancelli quanto non è più recuperabile (ad esempio cartelle riferite a persone decedute, ad aziende fallite)”.

Per quanto riguarda le cartelle già arrivate, invece, bisogna “fare una nuova rottamazione” per le persone in difficoltà, afferma Castelli. Che affronta anche un altro capitolo, quello delle cartelle non ancora emesse: “Il nostro compito deve essere fare in modo che se ne emettano il meno possibile”. Gli avvisi, inoltre, potrebbero essere diluiti su più anni. Una procedura “molto molto lunga”, che potrebbe durare diversi anni, secondo quanto detto da Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al ministero dell’Economia.