In occasione della relazione annuale 2020 dell’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, il suo presidente Stefano Besseghini in un’intervista a Fanpage.it fa il punto sullo stato dei servizi pubblici – riguardanti energia elettrica, gas, servizio idrico e rifiuti – anche in seguito all’emergenza Covid-19. Besseghini si sofferma su molti aspetti che riguardano da vicino i cittadini italiani, a partire dai bonus luce, gas e acqua riservati agli utenti in condizioni di difficoltà economica, ricordando come diventeranno automatici dal 2021, potendo così raggiungere una platea molto più ampia. L’Arera, inoltre, rilancia la richiesta al governo di introdurre anche il bonus rifiuti, sottolineando anche la situazione infrastrutturale per questo settore: “Non c’è ancora una dotazione impiantistica sufficiente, soprattutto al Sud”, sottolinea Besseghini. Infine, una considerazione sul sistema dei servizi pubblici durante il lockdown e l’emergenza sanitaria: “Ha funzionato bene, il sistema ha retto, ma anche la popolazione si è dimostrata responsabile”.

Da gennaio i bonus per luce, gas e acqua diventeranno automatici: quanto potrà aumentare l’adesione ai bonus?

Lo strumento del bonus in sé è un modo per venire incontro alla necessità di parte della popolazione: storicamente ha visto un trend di adesione neanche così piccolo, del 35%. Il bonus è un meccanismo a cui si accede sulla base del livello di reddito. Il problema è che prima il cittadino doveva andare al comune, doveva fare una trafila chiedendo espressamente la possibilità di accedere. L’idea che avevamo presentato qualche anno fa è che se l’Inps comunicasse quali nuclei familiari hanno diritto ai bonus, si potrebbe fare in modo che l’adesione sia molto più alta, idealmente il 100%, anche se sappiamo che è difficile, ma già passare dal 35% al 90% sarebbe un successo enorme. C’era bisogno di una norma primaria per far parlare i due database, ora è arrivata e nel 2021 questo meccanismo sarà automatico. Dovremmo quindi attivarlo lasciando salva la possibilità per un nucleo di non accedere, magari per motivi di privacy, lasciando il diritto di scelta. Al momento i potenziali beneficiari sono 2 milioni e 300mila famiglie, ma l’emergenza Covid potrebbe cambiare questi dati. Poi c’è anche un percorso informativo da fare: la dinamica dell’Isee spesso non è nota e non è immediatamente attivabile.

Arera ha richiesto di attivare anche il bonus sui rifiuti: cosa serve per introdurlo?

Il bonus rifiuti richiede una delicatezza maggiore anche dal punto di vista formale. La Tari è un oggetto che è ancora un ibrido tra tariffa e tributo e quindi il concetto di bonus è un concetto, più che altro, di agevolazione rispetto a un tributo, con una pletora di soggetti coinvolti molto più ampia. Abbiamo voluto marcare da subito l’idea che sia bene lavorare su questo tema, che non è completamente nuovo perché i comuni qualcosa già la mettono in campo. Quello che vogliamo fare è introdurre un’architettura nazionale unica. Per avviare questo percorso c’è bisogno di un dpcm che abbiamo un po’ sollecitato. Dopo il dpcm noi possiamo intervenire, intanto sollecitiamo il governo.

Nella relazione viene sottolineata la situazione degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti in tutta Italia, con forti divari tra Nord e Sud e una situazione in parte cambiata durante l’emergenza sanitaria…

Quello che è cambiato è che il flusso verso l’estero ha conosciuto una battuta d’arresto, perché non si muovevano le merci e nemmeno i rifiuti. Ci siamo esposti troppo perché non siamo in grado di gestire del tutto i rifiuti, il Sud non ha una dotazione impiantistica sufficiente. Dobbiamo iniziare a chiudere queste differenze territoriali, con impianti essenziali, strettamente necessari, per chiudere un minimo il ciclo. È un obiettivo che va perseguito. Molto spesso la finanziabilità di questi impianti è gestibile e garantita, più che altro il tema, molto spesso, è sociale. Si tratta di questioni essenzialmente legate alle città, riguardanti l’accettabilità dell’impianto e l’accettabilità della tecnologia. È curiosa una posizione scettica abbastanza diffusa, non solo sui termavalorizzatori, ma anche sulla gestione dell’umido con un processo poco impattante se ben fatto: questo è abbastanza curioso perché è molto probabilmente un tema di conoscenza.

Dal 2021 ci sarà la liberalizzazione del mercato per le Pmi, mentre bisognerà ancora aspettare per famiglie e micro imprese: c’è il rischio di ulteriori rinvii?

Non penso, non ho la percezione di proroghe. La novità è che le piccole imprese escono dal servizio di tutela, ma sono i soggetti che già oggi avrebbero più facilità, ci sono già differenziali positivi tra mercato libero e mercato di maggior tutela. Questo processo non dovrebbe conoscere particolari difficoltà. Noi stiamo facendo i passaggi necessari, che vuol dire attivare un sistema di salvaguardia. Serve garantire la fornitura a tutti i soggetti. Stiamo facendo i documenti di consultazione in questa fase, le gare ci saranno nel primo semestre del 2021 e poi le piccole imprese potranno scegliere il proprio fornitore. Sarà un passaggio importante per testare anche il mercato dei fornitori rispetto a questo tipo di servizi e ci permetterà di avere anche informazioni per i domestici che passeranno al mercato libero nel gennaio 2022. Per quanto riguarda l’albo dei venditori crediamo che abbia un valore molto forte perché sui termini di affidabilità degli operatori costituisce non dico un filtro assoluto, ma importante.

Cosa è successo durante il lockdown e l’emergenza Covid: come è andata la fornitura dei servizi?

Intanto bisogna sempre essere molto prudenti, considerando che le cose non sono ancora concluse. Diciamo che, guardandoci indietro, il sistema italiana dei servizi pubblici ha funzionato bene. La popolazione italiana ha avuto garantite la fornitura dei servizi e la raccolta dei rifiuti e non era scontato. L’autorità è stata molto attenta a cercare di fare in modo che la continuità dei servizi venisse garantita. Abbiamo fatto anche cose importanti come bloccare i processi di morosità, si è fatta prevalere l’importanza di non avere criticità in una fase non normale, questo è stato anche compreso dalle imprese. E poi è stato un intervento limitato nel tempo. Quindi si è cercato in una maniera ragionevole e progressiva di accompagnare le fase di emergenza. Viene riconosciuto come ci sia stata una gestione ordinata, razionale. E poi, come detto durante il colloquio con il capo dello Stato, anche la popolazione ha avuto un atteggiamento positivo. Per esempio durante il lockdown, dicevamo chi può pagare paghi e chi poteva pagare ha pagato, non abbiamo conosciuto effetti di opportunismo. Dobbiamo mettere nel paniere un sistema che ha retto, ma anche una popolazione che si è dimostrata responsabile.

Cosa potrà cambiare, dal punto di vista dei consumatori, dopo l’emergenza Covid?

I bonus, sicuramente, sono una finestra da tenere d’occhio che ci può dare un’idea. È un discorso molto difficile da fare in questa fase. Anche i territori conosceranno esperienze diverse. Gli ambiti industriali, per esempio, si sono abbastanza ripresi, altri come turismo e stagionali si sono persi una stagione o forse due. Il settore pubblico non ha avuto importanti difficoltà, quindi è difficile una lettura complessiva. Ragionevolezza e solidarietà è ciò che ci deve accompagnare, per questo dico che questa fase non è esaurita. Non è una fase di emergenza sanitaria conclamata, ma non possiamo neanche dire che è tutto come prima, abbiamo bisogno – credo – di almeno sei mesi per cominciare a pesare gli effetti.