Festa finita per molti correntisti di Fineco Bank, gli stessi che fino a poco tempo fa potevano avere un conto corrente con zero spese di gestione purché entro una liquidità di massimo cinquemila euro. Dal 1 febbraio, infatti, mutano le condizioni sia per i nuovi sia per i vecchi clienti che si vedranno prelevare 3,95 euro al mese per la gestione del conto.  Un aumento consistente rispetto al livello di partenza, cioè zero euro (fatta eccezione, ovviamente, per le spese di utilizzo di servizi aggiuntivi e operazioni che ogni istituto di credito mette a pagamento e riunisce in un tariffario consultabile e pubblico).

La proposta di modifica unilaterale di contratto è stata inviata ai correntisti Fineco a novembre 2019, quindi entro i tempi previsti dalla legge che impone un preavviso di almeno 2 mesi rispetto all’entrata in vigore delle nuove condizioni (riportate alla fine di questo articolo, integralmente).  Il meccanismo con cui è stato concepito il prezzo, però, è molto indicativo rispetto alla sostenibilità reale dei conti correnti a zero spese in Italia. Soprattutto delle banche online.

Fineco sin dalla sua nascita ha puntato su una clientela orientata all’investimento e alla gestione del risparmio e infatti prevede che il nuovo canone mensile sia azzerabile attraverso una serie di bonus studiati proprio per il target (la banca in totale conta circa un 1 milione 357 mila clienti). A parte infatti qualche condizione rispettata dal consumatore medio, e che permette di risparmiare 1 euro al mese – come l’accredito dello stipendio o della pensione -, o di azzerare del tutto il costo – come l’addebito della rata del mutuo con la stessa banca -, le altre opzioni riguardano una clientela votata al risparmio o al trading perché a tale fascia appartiene chi può accreditare almeno 10 mila euro di risparmi o darne in gestione almeno 20 mila. L’istituto, poi, prevede scontistiche piene per i clienti che si affidino a un consulente finanziario dell’istituto. Tutto coerente, anche perché questa realtà nasce come banca diretta, senza filiali fisiche classiche bensì uffici di consulenza, e gode di una delle più ampie reti di advisor in Italia.

Ma proprio per questo ci si chiede coma mai nel momento clou dell'online banking si torni  a monetizzare sui conti correnti penalizzando una potenziale clientela di base. Nel caso specifico, tra le ragioni della mini-stangata – circa 47,4 euro l’anno tout court, somma del tutto in linea con l’andamento dei costi dei conti correnti bancari italiani ma molto più alta della media di conti online – c’è la ristrutturazione avviata dopo l’uscita di Unicredit, lo scorso anno, dall’azionariato di Fineco. Dipartita che a livello di bilancio ha comportato una perdita per l’istituto del 2,7% su ricavi e  margini (dati Mediobanca) a cui si sono aggiunte le spese per l’adesione allo schema volontario, lo strumento preventivo per la soluzione di crisi bancarie previsto in via facoltativa dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (4,3 milioni di euro).

Fineco ha una situazione patrimoniale e finanziaria solida. Ma il peso di questa transizione è stato in parte scaricato sui clienti, seguendo una tendenza comune a molte altre banche che oggi, anche a causa della ridotta marginalità sugli interessi praticabili sui crediti a privati e imprese, devono trovare altre vie di sostenibilità. Che però venga messa in discussione anche quella di aziende che hanno fatto dell’online banking un cavallo di battaglia, deve far riflettere.

L’abbattimento dei costi di gestione per operazioni allo sportello o l’invio di documenti cartacei, avrebbe dovuto ridurre progressivamente la spesa per la gestione delle operazioni di base. Invece accade il contrario. Lo dimostrano i dati di una indagine pubblicata nel 2019 dalla Banca d’Italia sui costi effettivi sostenuti dalle famiglie italiane per i conti correnti bancari e postali. “Nel 2018 – si legge nel rapporto – la spesa per la gestione di un conto corrente è cresciuta di 7,5 euro rispetto all'anno precedente, attestandosi a 86,9 euro: si tratta di una netta accelerazione rispetto al precedente biennio, durante il quale era complessivamente cresciuta di 2,9 euro”. Per Palazzo Koch, che ha condotto la ricerca su 12 mila 842 conti correnti bancari e 957 postali, raffrontando gli indici sintetici dei costi con le spese realmente sostenute in media dai correntisti, i conti online sono quelli che restano tutt’oggi meno costosi, circa 15,5 euro l’anno, ma pur sempre con un leggero aumento. In generale a pesare di più sulle tasche sono proprio i rialzi sui canoni di base, probabilmente per compensare il fatto che sempre più clienti si affidano agli istituti spendendo anche meno di quanto inserito nei prospetti delle tariffe standard.

Così, salta fuori che solo nel 2018 i clienti che hanno speso meno dell’Indice Sintetico di Costo sono aumentati, dal 73,5 al 75,3 per cento. Una cosa buona per il consumatore, meno per la banche che si ritrovano oggi con una clientela che risparmia per usare servizi messi a disposizione dal sistema bancario. I costi di Fineco quindi sono altissimi in proporzione alle offerte iniziali, ma realistici se confrontati con quelli sostenuti da chi ha ad esempio un conto corrente postale (54,8 euro, l’anno sempre secondo Banca d’Italia).

Cosa può fare il consumatore
Nel caso dei correntisti ordinari Fineco, è possibile per chi non possa sostenere i nuovi costi, chiudere il conto recedendo dal contratto senza che ciò comporti spese, come riportato dal prospetto aggiornato della banca  “dandone comunicazione scritta con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e con preavviso di almeno 1 giorno”. Ma secondo Carlo Piarulli, Responsabile del Dipartimento Credito di Adiconsum, se si arriva a chiudere il rapporto, soprattutto quando una banca è solida,  ci perde il sistema economico nella sua interezza. “Il tema del conto corrente è molto importante in Italia, paese in cui una grande quota di persone un conto in banca o in posta non ce l’ha affatto”, spiega l’esperto a Fanpage.it.

La digitalizzazione dovrebbe quindi far emergere potenziali correntisti, ma se si spinge troppo sui costi il paradosso è di tornare a una “analfabetizzazione” finanziaria di una parte della popolazione. “C’è purtroppo la tendenza del sistema bancario a caricare i costi sui consumatori finali, senza nemmeno tener conto del rapporto di fidelizzazione”, continua Piarulli. “Facciamo un esempio: in genere è più probabile che i costi siano più elevati per i clienti che sono nella stessa banca da 20-25 anni rispetto ai nuovi clienti”. Non è il caso di Fineco che dal 1 febbraio livellerà quei costi sia per i nuovi sia per i vecchi, ma appunto penalizzando forse un po’ troppo una platea che aveva puntato proprio sulla snellezza di una piattaforma digitale molto performante ma competitiva rispetto al mercato.

Per il responsabile Adiconsum, inoltre, “la pratica della modifica unilaterale delle condizioni è sì prassi ma una prassi miope, perché in caso di recesso i clienti passano comunque a una realtà competitor e la banca originaria non perde solo l’introito per la gestione del conto ma anche tutta l’operatività che transita su quel conto”. Nel caso dei clienti Fineco c’è tempo una settimana ancora per decidere cosa fare, leggendo attentamente le condizioni e capendo se sia conveniente oppure no restare correntisti. Certo, a nessuno piace il bagno di realtà ma del resto raccontare la favola che il digitale e l'online siano gratis per sempre e per tutti è, appunto, una favola da cui è bene iniziare a svegliarsi.

Di seguito riportaimo la comunicazione con cui Fineco annuncia la proposta di modifica unilaterale di contratto che, in questo caso, è del 29 novembre 2019 e diventa operativa dal 1 febbraio 2020:

“Nuovo canone mensile del conto, azzerabile.

Gentile XY,

da febbraio 2020 Fineco introdurrà un costo di gestione del conto corrente pari a 3,95€ al mese, azzerabile con bonus mensili.

Ogni mese potrà infatti ottenere bonus che le consentiranno di ridurre il costo mensile del suo conto XYZ, fino ad azzerarlo:

+ 1€ di bonus per accredito stipendio o pensione

+ 1€ di bonus ogni €10.000 di investimenti in portafoglio¹

+ 1€ di bonus ogni €20.000 di risparmio amministrato¹

+ 1€ di bonus per addebito rata prestito Fineco 

+ 1€ di bonus per ogni ordine trading eseguito¹ nel mese

+ 1€ di bonus per fondo pensione valorizzato

+ 1€ di bonus per addebito premio polizza salute

+ 3,95€ di bonus con il servizio di consulenza Plus o Advice valorizzato

+ 3,95€ di bonus acquisendo lo status di cliente Private

+ 3,95€ di bonus per addebito rata Mutuo Fineco

+ 3,95€ di bonus con Credit Lombard o fido garantito da titoli utilizzato

I bonus saranno riconosciuti solo sul conto che rispetterà le condizioni sopraelencate.

La stessa condizione che si ripete più volte nel corso del mese non genera più di 1€ di bonus. Ad esempio in caso di accredito di due stipendi nello stesso mese, viene riconosciuto solo 1€ di bonus. Fanno eccezione i bonus cumulabili per investimenti in portafoglio, per risparmio amministrato e per ordini trading. Il bonus massimo cumulabile è di 3,95€ al mese.

Da febbraio 2020 sarà a sua disposizione nell’area riservata del sito un simulatore che le permetterà di verificare ogni mese il bonus in maturazione. L’addebito del canone e il contestuale accredito del bonus maturato avverrà alla fine di ogni mese solare a partire da febbraio 2020.

La invitiamo a prendere visione della proposta di modifica unilaterale, in cui troverà un maggiore dettaglio dei bonus per azzerare il canone e relative regole applicative.

Tutti i dettagli in area riservata del sito Visiti la pagina dedicata nella sezione Gestione Conto > Condizioni nell’area riservata del sito, dove troverà approfondimenti, domande e risposte.

Grazie per aver scelto Fineco”.