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Draghi: “Elettori mandino a casa i governi che non agiscono contro crisi”

Per il presidente della Bce non porterà a licenziamenti massici: “Le aziende che volevano licenziare lo hanno già fatto”.
A cura di Biagio Chiariello
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Le riforme sul mercato del lavoro devono rendere più facile per le imprese “assumere giovani, non licenziarli, o almeno non licenziarli così facilmente”. Lo dice Mario Draghi che dai lavori del Fondo Monetario Internazionale torna ad esortare i governi all'azione, soprattutto sul lavoro. Quindi guardando all’Italia, assicura che la riforma del mercato del lavoro “non causerà licenziamenti di massa. L'Italia è stata in recessione così a lungo che le imprese che volevano licenziare lo hanno già fatto". Se disoccupazione nel nostro Paese è così alta è perché troppo legata ad un vecchi sistema basato su contratti molto flessibili. Contratti che “hanno depresso la domanda – mette in evidenza Draghi -. Con la crisi queste posizioni sono state eliminate”. Ad ogni modo la disoccupazione dovrebbe essere “un incentivo per i governi ad agire”, aggiunge il presidente della Bce intervenendo al Brookings Institute secondo il quale “gli elettori devono mandare a casa i governi che non sono riusciti ad agire contro la disoccupazione”, così i governi dell'area euro che non agiscono "spariranno per sempre dalla scena politica perché non saranno rieletti", è convinto Draghi.

Draghi si sofferma sulla situazione dell'area euro, con la ripresa che perde quota e la necessità di riforme strutturali: “i governi sanno bene cosa fare. Non hanno bisogno di consigli da noi. Devono semplicemente attuare le loro specifiche riforme strutturali nazionali”. E questo perché “senza riforme, non può esserci ripresa. Troppo spesso le riforme sono state posticipate in tempi difficili e dimenticate in tempi buoni. Non sono certo che ci saranno tempi buoni se non facciamo riforme ora. E questo perché i problemi che ci troviamo ad affrontare in Europa non sono ciclici ma strutturali”.  Draghi ha quindi spiegato che, anche se non ci sono “rischi pervasivi e sistemici alla stabilità finanziaria”, i tassi resteranno bassi per un periodo prolungato.

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