Un nuovo primato è stato segnato dal debito pubblico italiano che ha sfondato quota 2400 miliardi di euro, segnando un aumento di 23,5 miliardi nel solo mese di luglio rispetto a quello precedente, quando la crisi del Governo Conte 1, con al timone la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio, era alle porte. Sono questi i dati non proprio incoraggianti di Bankitalia, secondo la quale questo aumento si deve soprattutto alla scorta di liquidità fatta dal Tesoro. Stando a quanto riportato nella pubblicazione statistica "Finanza pubblica, fabbisogno e debito" elaborata dagli esperti di via Nazionale, le disponibilità centrali sono salite di 27,1 miliardi a 94,8 miliardi, erano pari a 80,0 miliardi a luglio 2018, un dato che ha più che compensato l’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (3,4 miliardi); gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente ridotto il debito di 0,2 miliardi.

Tasse, entrate in calo: meno 5,9% rispetto al 2018

In altre parole, l'incremento del debito pubblico sta in quello delle Amministrazioni centrali, che è aumentato di 23,7 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi. Invariato il debito degli Enti di previdenza. Un capitolo a parte meritano poi i dati sulle entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a luglio sono state pari a 46,5 miliardi, in diminuzione del 5,9% (2,9 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2018. Il calo ha sicuramente risentito della proroga al 30 settembre delle scadenze dei versamenti in autoliquidazione dei contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Nei primi sette mesi dell'anno le entrate tributarie sono state pari a 235,8 miliardi, in diminuzione dello 0,3% (0,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Le sfide del nuovo ministro dell'Economia: riduzione pressione fiscale e Quota 100

Su questa situazione di crescita da capogiro del debito pubblico, che molti definiscono fuori controllo, dovrà cercare di intervenire Roberto Gualtieri, il ministro dell'Economia del governo Conte II, a cui spetterà districarsi nella difficile partita della manovra economica in autunno. Gualtieri ha annunciato nei giorni scorsi a Helsinki in occasione dell'Eurogruppo e dell'Ecofin informale che la flat tax "è assolutamente archiviata, non la faremo mai" e che "la vera sfida è avviare una riduzione della pressione fiscale con un orizzonte di intervento sui tre anni perché i provvedimenti seri non sono spot"; ha anche "escluso" una patrimoniale e confermato gli '80 euro' di Renzi, e il reddito di cittadinanza. Nessun intervento, almeno al momento, su Quota 100. Sempre in quell'occasione il ministro aveva ribadito la necessità che "per un Paese come l'Italia che il debito sia messo su una traiettoria discendente e questo deve avvenire attraverso una pluralità di elementi: il sostegno alla crescita, perché il debito è un rapporto tra debito e Pil; il rafforzamento della fiducia, della credibilità del Paese, e quindi una riduzione della spesa per interessi e, naturalmente, l'equilibrio della finanza pubblica. Questi sono i principi, poi naturalmente i numeri arriveranno al momento opportuno".

Aumento dell'Iva e legge di bilancio alle porte

A preoccupare ora è soprattutto la nuova legge di bilancio, con la quale il nuovo governo guidato da Giuseppe Conte dovrà scongiurare l'aumento dell'Iva, dopo che nei mesi scorsi, prima della crisi dell'esecutivo Lega-M5s, si era paventato il ricorso all'esercizio provvisorio nel caso in cui si non fosse riusciti a varare la manovra entro il 31 dicembre. Ad ogni modo, il calendario che si dovrà cercare di rispettare è serrato: entro il 27 settembre si deve presentare la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (la cosiddetta Nadef) al Parlamento. Poi, entro il 15 ottobre il progetto di documento programmatico di bilancio (Dpb) deve arrivare alla commissione Ue e all'eurogruppo e, entro il 20 ottobre, il governo deve presentare alle camere il disegno di legge di bilancio. Poi inizierà l'iter parlamentare che si deve concludere entro il 31 dicembre, pena appunto l'esercizio provvisorio. Entro questa data si devono trovare almeno 26/27 miliardi di euro. Il tutto in attesa di avere notizie più certe da Bruxelles, che pare possa accettare di alzare il target di deficit del nostro Paese, così come preannunciato dalla Reuters. Il governo Conte 2 tenterà di concordare con l'Europa un deficit più alto dell'1,6% nel 2020, come già successo nella scorsa primavera tra il governo Conte 1 e Bruxelles per evitare la procedura per violazione del patto di stabilità.

Spread in calo: quali conseguenze sul debito?

Intanto, lo spread tra Btp e Bund, cioè il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, si mantiene stabile e, anzi, in calo rispetto a quanto registrato lo scorso mese di agosto. Ancora oggi, lunedì 16 settembre, ha aperto a 133 punti base, mentre il rendimento del titolo decennale italiano è allo 0,88%. Un segnale in parte positivo, dal momento che lo spread è l'indicatore economico che serve a monitorare lo stato di salute della nostra economia ed è legato agli interessi sul debito pubblico che l’Italia deve pagare ai suoi creditori, sia pubblici sia privati. Dunque, se il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è troppo alto, salgono molto anche gli interessi sul debito pubblico che l'Italia deve pagare ai suoi creditori.