Da oggi scatta la “mini-patrimoniale” sulle rendite finanziarie

Guai a chiamarla "patrimoniale", parola che sembra essere un tabù per ogni capo del governo. Di fatto, però, a partire da oggi scattano i rincari sui proventi finanziari degli italiani: si passa dal 20 al 26%, per una misura che nelle intenzioni di Matteo Renzi dovrebbe riequilibrare la tassazione, andando a sgravare sul lavoro e aumentandola per le rendite ai livelli dei maggiori paesi europei. Non si tratta di una misura del tutto nuova. In realtà, infatti, negli ultimi anni tutti i premier hanno messo mano alla tassazione: cominciò Berlusconi nel 2011, aumentando il costo dei bolli sui conti correnti, poi proseguì Monti alzando le aliquote sul risparmio dal 12,5 al 20%. Quindi fu la volta di Letta, che ancora una volta aumentò i bolli dallo 0,15 allo 0,20%.
La misura di Renzi verrà applicata sui conti di deposito e tutti gli investimenti italiani, a parte i Titoli di Stato, aumentando così il vantaggio fiscale per emissioni del Tesoro, postali e polizze, che restano al 12,5%. La stangata sulle rendite dovrebbe – nelle intenzioni del governo – essere compensata da una riduzione della tassazione sul lavoro, con lo scopo di riequilibrare quelle che oggi appaiono come disparità inaccettabili, con il lavoro che ha man mano ceduto il passo agli investimenti finanziari.
La "mini-patrimoniale" del Governo Renzi interesserà circa il 10% dei risparmi delle famiglie italiane, che superano i 3mila miliardi di euro. L'aggravio potrebbe arrivare al 6% su tutte le plusvalenze in portafoglio, anche se il provvedimento lascia qualche spiraglio per ottimizzare il trattamento fiscale. Di fatto, però, i risparmiatori faranno meglio ad informarsi bene tra i cavilli della norma, visto che a tal proposito c'è stato un silenzio pressoché totale da parte degli istituti di credito.