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Corte dei Conti: “In Italia pressione fiscale a livelli intollerabili”

Analizzando il rendiconto generale dello Stato 2014, la Corte dei conti sottolinea che la pressione fiscale è di ben 1,7 punti in più rispetto alla media Ue.
A cura di Antonio Palma
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Proseguire con l'attuale pressione fiscale nel nostro Paese non appare più tollerabile. A ricordarlo è la Corte dei Conti analizzando il rendiconto generale dello Stato per il 2014. Come ha ricordato Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, la pressione fiscale in Italia lo scorso anno è stata pari al 43,5% del Pil, ben 1,7 punti in più rispetto alla media dell'Unione Europea. Il motivo principale è soprattutto la disperata ricerca di risorse finanziarie che hano caratterizzato gli interventi governativi degli ultimi anni. "In una fase di emergenza economico-finanziaria la politica fiscale è stata piegata ad obiettivi immediati di gettito, al fine di garantire gli equilibri di finanza pubblica" ha ricordato infatti Laterza, aggiungendo: "L'affannata ricerca di risultati si è tradotta, tra il 2008 e il 2014, nell'adozione di oltre 700 misure di intervento in materia fiscale, di aggravio o di sgravio del prelievo. Ne è risultata sacrificata l'esigenza di una ragionata revisione strutturale del sistema fiscale, che consenta di pervenire ad una minore onerosità e ad una maggiore equità distributiva". Per questo "La prospettiva di una pressione fiscale che resti sull'attuale elevato livello appare difficilmente tollerabile"

La Corte dei Conti riconosce comunque alcuni elementi correttivi introdotti di recente nel sistema fiscale italiano in chiave di redistribuzione del carico fiscale. In particolare il riferimento è al bonus Irpef e alle misure sull'Irap inserite nella scorsa legge di Stabilità, cio sugli "interventi di alleggerimento dell'onere tributario sui fattori produttivi". Alo stesso tempo però la Corte ricorda che "l'efficienza degli apparati pubblici non può essere disgiunto da una maggiore partecipazione dei cittadini alla copertura dei costi di alcuni servizi" e per questo invita ad un ripensamento generale dei meccanismi attraverso "una rigorosa articolazione tariffaria che realizzi il precetto costituzionale della concorrenza alle spese pubbliche, in ragione della diversa capacità contributiva". Del resto la "forte rigidità" del sistema pensionistico e i margini di risparmio sempre più stretti su redditi da lavoro e consumi intermedi, "già ripetutamente colpiti", mettono in difficoltà i programmi di spending review rafforzati con la legge di Stabilità 2015″ ha concluso Laterza.

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