Circa 70mila attività commerciali in meno: questo il bilancio che emerge dal rapporto sulla demografia d'impresa in Italia redatto da Confcommercio. Precisamente 69.682 negozi, una flessione che in termini percentuali corrisponde al -12,1%. Tendenza inversa per alberghi, bar e ristoranti che invece aumentano del 16,5%: 49.320 attività in più. Sono stati presi in considerazione 110 capoluoghi di provincia e altri 10 Comuni popolosi: il periodo di analisi va dal 2008 al 2019.

I numeri riguardano le attività commerciali con sede fissa nelle città italiane ad esclusione di Roma, Milano e Napoli. Ma risulta in crisi anche il commercio ambulante, con 13.960 attività in meno nello stesso periodo. In calo del 2,2% tra il 2012 e il 2019 anche le imprese guidate da italiani, mentre quelle con cittadini stranieri al vertice sono aumentate del 27,7%. In particolare, sottolinea la relazione di Confcommercio, sono colpiti principalmente i negozi dei centri storici, causando una desertificazione commerciale dei centri urbani che creano non pochi disagi.

Alcuni settori, inoltre, sono risultati più vulnerabili di altri: quello dei giocattoli ha visto un declino del 25,9%, quello di mobili e ferramenta del 25,2% e quello dei carburanti del 30,1%. Un 17,1% in meno anche per vestiario e calzature, mentre reggono meglio gli alimentari (-0,6%) e i tabacchi (+2,9%). I settori in aumento sono quelli del computer/telefonia, con un +25,6%, e delle farmacie con il 40,6% in più.  "Dal 2015, comunque, con il leggero miglioramento dell’economia dopo la lunga crisi c’è una piccola ripresa, che rispecchia d’altra parte il cambiamento delle scelte di consumo: aumentano infatti farmacie e negozi di pc e telefonia, e diminuiscono i negozi tradizionali", scrive Confcomercio.

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha dichiarato: "La perdita di quasi 70 mila negozi nelle città è ormai una patologia dovuta alla concorrenza del commercio elettronico e al perdurare della crisi dei consumi. C’è dunque bisogno di una piano nazionale per la rigenerazione urbana, per migliorare la qualità della vita dei residenti e per rendere i centri storici sempre più attrattivi. Bene dunque il bonus facciate che va in questa direzione. Ma occorre anche un maggiore sostegno all'innovazione delle piccole superfici di vendita e soprattutto una riforma fiscale complessiva per abbassare le tasse e sostenere la domanda interna, che vale l’80 del Pil". Infine, ha concluso: "Città belle e che funzionano sono un grande valore economico e sociale per i nostri territori, un motore di crescita e occupazione che non può assolutamente restare spento".