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26 Maggio 2022
17:18

Alan Friedman a Fanpage.it: “Rischio recessione globale è reale, in Italia zero investimenti”

Alan Friedman a Fanpage.it: “Nel 2021 l’Italia ha fatto registrare una crescita degli investimenti nel settore privato del 15%, quest’anno quella percentuale sarà vicina a zero. Anche la fiducia dei consumatori è crollata: quando c’è una guerra le persone sono preoccupate e spendono molto meno”.
A cura di Davide Falcioni
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La guerra in Ucraina, le sanzioni contro Mosca, le incertezze legate a una recrudescenza della pandemia, la politica "Covid zero" della Cina e i relativi lockdown totali nel gigante asiatico. Tutti questi fattori rischiano di far precipitare l'economia globale in una profonda crisi. A lanciare l'allarme è stato ieri il numero uno della Banca Mondiale, David Malpass, descrivendo a toni foschi le prospettive future a un gruppo di imprenditori statunitensi. "Se guardiamo al Pil globale è difficile vedere come possiamo evitare una recessione", ha detto Malpass, spiegando che ad accentuare la depressione saranno i rincari di energia, alimentari e fertilizzanti. "L’idea dei prezzi dell’energia che raddoppiano è di per sé già abbastanza per innescare una recessione", ha detto il leader della World Bank, aggiungendo che i controversi nuovi lockdown che la Cina sta imponendo da mesi contro il Covid aggiungono ulteriori pressioni sulla crescita globale. Il capo dell’istituzione di Washington non ha fatto cifre, ma appena un mese fa la Banca Mondiale aveva rivisto il ribasso le sue previsioni di crescita sull’economia globale al 3,2% quest’anno. Se i Paesi del sud del Mondo rischiano di andare incontro a una carestia senza precedenti negli ultimi decenni, quello che attende anche le economie sviluppate è dunque un periodo di difficoltà. Ma come sarà possibile uscirne? Fanpage.it ha interpellato Alan Friedman, giornalista esperto di economia e autore – per La Nave di Teseo -del saggio "Il prezzo del Futuro".

Dottor Friedman, la Banca Mondiale ha lanciato un allarme recessione globale. Vede anche lei questo rischio alle porte?

Credo che il pericolo di una recessione globale sia concreto se la guerra in Ucraina si protrarrà anche oltre il 2022 e se si andrà l'anno prossimo verso un vero embargo totale su gas e petrolio russi. I rischi per un crollo della crescita sono causati però anche dalla stagflazione, cioè dalla combinazione tra stagnazione e inflazione dovuta ai rincari dei prezzi di energia e materie prime. Tuttavia vedo delle differenze importanti tra Europa, Stati Uniti e Cina.

Quali sono?

Cominciamo da Pechino. Se il governo cinese proseguirà con la politica dei lockdown anche oltre il mese di giugno quel Paese potrebbe far registrare una crescita "soft" inedita e inferiore al 4%. Questo sarebbe un problema per l'Europa, che ha rapporti economici molto stretti con la Cina. Negli Stati Uniti la Federal Reserve sta per aumentare i tassi d'interesse dello 0,5% e ciò da un lato dovrebbe permettere di contrastare il tasso d'inflazione dell'8-9%, ma dall'altro potrebbe scatenare una recessione. Per finire c'è l'Europa: la commissione UE ha dimezzato la crescita del Pil italiano al 2,4%. Credo che questo Paese soffrirà, ma non è detto che finirà in recessione sebbene l'inflazione sia molto alta. Fin qui abbiamo parlato di dati statistici; le conseguenze reali per famiglie e imprese potrebbero essere ben più serie.

Sono molti a credere che le sanzioni alla Russia rischiano di fare più danni alle economie occidentali che a Mosca?

I danni, intesi come deficit di export, sono seri ma non gravi per l'Italia perché le esportazioni verso quel Paese pesano per appena 7,5 miliardi di euro all'anno. Non si può negare tuttavia che il problema delle sanzioni alla Russia c'è, visto che esse colpiscono in particolare alcune filiere produttive: penso ad esempio a chi produce ceramiche in Emilia Romagna o scarpe nelle Marche. Credo che a danneggiare l'Italia non siano tanto le sanzioni, quindi, quanto l'incertezza che attanaglia gli imprenditori e frena i loro investimenti. Nel 2021 questo Paese ha fatto registrare una crescita degli investimenti nel settore privato del 15%, quest'anno quella percentuale sarà vicina a zero. Anche la fiducia dei consumatori è crollata: quando c'è una guerra le persone sono preoccupate e tendono a spendere molto meno. Tutti questi elementi contribuiscono a uno scenario negativo.

Quali sono a questo punto le ricette per uscire da questa nuova crisi?

Come spiego nel mio ultimo libro – Il prezzo del Futuro – penso che i 220 miliardi di euro del PNRR che prima della guerra rappresentavano una grande opportunità per modernizzare l'economia, oggi possono rappresentare una risorsa fondamentale soprattutto per tamponare l'economia in caduta libera. Questi fondi europei dovrebbero essere impiegati come un paracadute: iniettare per 5 anni 40 miliardi di euro all'anno creerebbe posti di lavoro e contrasterebbe efficacemente il rischio di recessione. Ma c'è un "però"…

Quale?

Se l'Italia non farà le riforme l'Europa non concederà questi 220miliardidi euro: va cambiata la macchina della giustizia, quella del fisco, va rinnovato il codice degli appalti e semplificato il sistema burocratico nella pubblica amministrazione. Hanno ragione Draghi e Gentiloni a strigliare i politici italiani e dir loro: "Signori, senza riforme non ci saranno i fondi del PNRR, e senza quei fondi l'economia crollerà". Se il governo Draghi cadrà per giochi politici o manovre di palazzo l'Italia avrà sprecato l'opportunità del secolo e la possibilità di scongiurare una recessione.

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