Negli ultimi anni si sono moltiplicate le storie di uomini anziani che, rimasti vedovi ed avendo dei figli già grandi, hanno deciso di diventare sacerdoti: l'ultimo, Don Nicola Pacetta, catanzarese, 73 anni. La Chiesa cattolica ammette questo passaggio dal matrimonio al cosiddetto “ordine sacro”. Tre, infatti, sono i requisiti essenziali per prendere i voti: essere uomini, essere battezzati e non essere sposati, a norma di diritto canonico.

Tuttavia, la Chiesa cattolica chiede anche che il vedovo non abbia più alcuna responsabilità economica nei confronti dei figli, che devono essere adulti e non dipendere più da lui. Ad esempio, un uomo che avesse un figlio disabile da accudire non potrebbe essere ammesso al sacerdozio. E’ un caso differente dai cosiddetti “sacerdoti uxorati”, ministri di altre confessioni cattolici a cui, grazie ad uno speciale provvedimento del Papa, viene consentito di entrare nella Chiesa cattolica pur mantenendo una famiglia, come è avvenuto per diversi pastori protestanti convertitisi al cattolicesimo.

Se un vedovo sente la vocazione al sacerdozio dovrà svolgere un intenso percorso, d’accordo con il vescovo del territorio in cui vive. Dovrà dimostrare, sempre ai sensi del Codice di Diritto Canonico, di avere una fede integra, di essere seriamente intenzionato a prendere i voti, di aver compiuto studi ecclesiastici, di godere di costumi irreprensibili, di essere in possesso di qualità fisiche e psichiche appropriate e “soprattutto di volersi e potersi donare a tempo pieno al servizio nei confronti di Dio e della Chiesa.”

Dato il calo delle vocazioni in tutto il mondo, ormai da parecchi anni nella Chiesa cattolica è aperto il dibattito se ammettere al sacerdozio i cosiddetti “viri probati”, cioè uomini sposati e di una età abbastanza avanzata che abbiano comunque dimostrato una fede retta e solide virtù cattoliche. Al momento, però, non sembra che questa soluzione possa essere approvata in tempi brevi, per cui è sempre necessario essere celibi o vedovi se si vuole diventare sacerdoti.