La tragedia dei due impiegati morti per una fuga di gas dell'impianto antincendio dell'Archivio di Stato di Arezzo ci fa sorgere qualche dubbio sulla qualità della manutenzione degli edifici storici in cui sono siti i nostri preziosi istituti. Sorge qualche perplessità anche sulla manutenzione degli impianti antincendio che dovrebbero salvare vite umane ma che, a causa di un'attenzione superficiale o scarsa, finiscono per diventare delle bombe di gas capaci di causare una tragedia mortale all'interno dell'edificio mettendo in pericolo tutti i documenti preziosi che vi sono contenuti.

In Italia gli archivi adibiti a proteggere e conservare la nostra memoria storica sono centouno, uno per ogni capoluogo italiano; conservano libri e documenti per 1600 chilometri di scaffalature. Gli istituti sono gestiti da circa 600 dirigenti, i quali per il 60 percento hanno superato la fascia d'età dei sessant'anni. La maggior parte è prossima alla pensione. Il governo si è occupato della questione (prossima estinzione dei dirigenti archivisti) proprio in questo periodo avviando numerosi bandi di concorso, ma per il momento la nostra memoria storica è affidata a loro, nelle mani di 600 dirigenti archivisti tra le mura di 238 edifici. Tutti da manutenere.

È lecito chiedersi: sono adeguate le strutture che ospitano i dirigenti che offrono l’importante servizio? La nostra memoria storica è al sicuro? La normativa che si occupa di organizzare le norme antincendio, è il Decreto legislativo n.139 dell’8 marzo 2006. All’interno degli edifici storici o moderni, che contengono biblioteche o archivi è necessario rispettare alcune regole che nel caso specifico del rischio incendio hanno doppia valenza. Certamente evitare di portare sostanze infiammabili all’interno e controllare e manutenere gli impianti antincendio di cui sono predisposti gli edifici.

Nel documento denominato "Piano di Conoscenza per la Sicurezza di Archivi e Biblioteche" redatto nel 2016 per iniziativa della Regione Lombardia a proposito dell'impianto antincendio, si fa riferimento al sistema a gas estinguente, cioè ad argo, come il metodo" più sicuro ed efficace" benché "di difficile e costosa manutenzione". Si suppone che nel documento ci si stia riferendo proprio a quel tipo di impianto antincendio installato nell'Archivio di Stato di Arezzo e che ha causato la morte di Piero Bruni e Filippo Bagni.

Fiduciosi che le indagini faranno chiarezza su quel che è successo ai due impiegati, ci auguriamo che la nostra memoria storica non sia messa a rischio e che gli edifici preposti riescano a consegnarla a tempo debito integra ai posteri.