Perdonateci, perché davvero non vorremmo distrarre il governo dalle celebrazioni sulla sua longevità, né da questioni fondamentali come sistemare la legge elettorale per provare a far vincere le elezioni alla destra, nonostante Vannacci.
Però, purtroppo, ci tocca racontare che nell’ultima settimana di agosto il costo dell’energia in Italia è aumentato del 10% rispetto alla media del mese. Mentre, nello stesso lasso di tempo, in Spagna è diminuito di 10 punti percentuali e in Francia e Germania è rimasto stabile.
Come si spiega questa anomalia tutta italiana? Ok, in Spagna hanno le rinnovabili e un po' di nucleare, quindi meno bisogno di gas di quanto ne abbiamo noi. Ma la differenza è troppa per essere spiegata solo così. Tanto più quella con la Germania che ha un mix energetico pari al nostro e un fabbisogno energetico addirittura maggiore.
Difficile dirlo. Ma se vi viene il dubbio che chi produce e distribuisce energia dalle nostre parti faccia un po’ il furbo, beh: non possiamo biasimarvi. Anche perché, va detto, a pensarlo è la stessa Arera, l’authority indipendente che vigila sul mercato dell’energia. Nel luglio dello scorso anno, Arera aveva pubblicato una prima parte d’indagine sul mercato energetico italiano dicendo che era possibile che parte degli aumenti di prezzo dell’energia in Italia fosse dovuto a meccanismi di trattenimento di capacità, e che ci sarebbe stato da indagare più a fondo. La seconda parte di quell’indagine non è mai uscita, e magari sarebbe il caso uscisse, per toglierci qualche dubbio.
Comunque, se vi state chiedendo cosa sia il “trattenimento di capacità energetica”, ve la faccio semplice: per stabilire il prezzo dell’energia si immettono per prime le rinnovabili, per finire col gas. E si parte dalle fonti più economiche, fino ad arrivare a quelle più care. Se, ad esempio, un’azienda produttrice di energia chiude per manutenzione una centrale idroelettrica, o decide di chiudere una diga, può immettere sul mercato del gas che costa di più. E farci un sacco di soldi in più, approfittando del fatto che il gas, oggi, a causa delle guerre, costa molto più delle rinnovabili.
Si può fare? No. Sta succedendo? Non si sa, perché non ci sono dati disponibili al pubblico che provino il contrario. E sebbene il mistero rimanga, non è un mistero che le aziende produttrici di energia, in questi anni, complice la guerra in Ucraina prima e quella tra Usa e Iran dopo, abbiano fatto extraprofitti enormi – rispetto alla media degli anni precedenti – mentre famiglie e imprese pagavano aumenti di prezzo altrettanto enormi. E il governo non aveva abbastanza soldi per venirne a capo.
Al dunque: quegli extraprofitti enormi sono stati stimati, in Italia, nell’ordine di 4 miliardi all’anno. E tassarli è forse l’unico modo per capire se c’è della capacità energetica trattenuta e ridurla quanto più possibile. Così come è l’unico modo per permettere al governo di tagliare le accise o provare a calmierare il prezzo dell’energia in vista dell’inverno.
È complicato? Sì, ma l’ha fatto il governo Draghi nel 2022 – allora era un “contributo di solidarietà” – e nessuno ha gridato all’esproprio proletario. Non solo: il nostro governo, tramite il ministro Giorgetti, ha scritto pochi giorni fa una lettera alla Commissione Europea affinché la misura fosse presa a livello continentale. E a questo punto ci chiediamo perché, in attesa di una risposta da Von der Leyen, non cominciamo a farlo noi, i più penalizzati dall’aumento del prezzo dell’energia.
I pro? Calmierare il prezzo dell’energia vuol dire aiutare le imprese manifatturiere italiane a lavorare, vuol dire dare un po’ di ossigeno alle famiglie meno agiate. E, magari, forse, fare in modo che il prezzo dell’energia in Italia torni al livello di quello spagnolo, francese o tedesco. I contro? Cercateli voi, che io non li ho trovati.
Ecco: se il governo trovasse un po’ di coraggio per fare davvero gli interessi degli italiani, magari brinderemmo pure noi – giusto un goccio per bagnarsi le labbra – al suo record di longevità. E magari non ci sarebbe nemmeno bisogno di cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni, per evitare di andare a casa.