Anche ciò che non c’è più ci racconta qualcosa del nostro passato: è il caso, ad esempio, dei numerosissimi monumenti distrutti dal tempo e dalla storia che una volta sorgevano a Roma. Nonostante la città conservi ancora oggi le testimonianze più illustri dell’antica civiltà romana infatti, moltissime opere pubbliche o private sopravvivono solo nella ricostruzione dei posteri: come la magnifica Domus Aurea, della cui magnificenza possediamo solo una vaga traccia, o il primo anfiteatro della storia che fu anche il primo atto di speculazione edilizia dell’antichità.

L’anfiteatro di Statilio Tauro: speculazioni e propaganda

L'anfiteatro di Statilio Tauro in una ricostruzione del XVIII secolo.
in foto: L’anfiteatro di Statilio Tauro in una ricostruzione del XVIII secolo.

Nei pressi della basilica di Santa Croce in Gerusalemme sorgeva, ai tempi della dinastia Giulio-Claudia, il primo anfiteatro permanente mai costruito in città: benché fosse di dimensioni molto più ridotte del più famoso Colosseo, si trattava di uno dei più antichi esempi di edilizia pubblica dell’antica Roma. Questo piccolo gioiello architettonico venne costruito per volere di Tito Statilio Tauro, comandante militare fra i più ricchi e potenti della città.

L’anfiteatro venne edificato interamente a sue spese nel 29 a. C. nella parte meridionale del Campo Marzio, accanto al Tempio di Castore al circo, anch'esso ormai scomparso. Oltre ad avere l’onore di essere il primo circo pubblico della città, l’anfiteatro vantava altri importanti primati: si trattò infatti di uno dei primi esempi di speculazione edilizia della storia. La scelta del luogo non fu infatti casuale: in base alle ricostruzioni degli storiografi la sua costruzione contribuì ad innalzare vertiginosamente il prezzo delle abitazioni circostanti, portando a Statilio Tauro e agli altri promotori dell’opera cospicui guadagni.

Oltre al vantaggio economico, è probabile che Statilio Tauro abbia utilizzato la notorietà derivata dal progetto per fini puramente propagandistici: non è un caso che proprio in quel periodo il comandante abbia conquistato la carica di console ordinarius, per ottenere poi anche quella di prefetto. Oggi non rimane traccia dell’anfiteatro: venne completamente distrutto nell'incendio del 64 d. C.

Le terme di Agrippa: il lusso scomparso

Le rovine delle Terme di Agrippa in un disegno di Giovanni Battista Piranesi.
in foto: Le rovine delle Terme di Agrippa in un disegno di Giovanni Battista Piranesi.

Sempre a Campo Marzio sorgevano le magnifiche terme di Agrippa: costruite intorno al 12 a. C. da Marco Vipsanio Agrippa, uno dei più antichi uomini politici e architetti dell’epoca (lo stesso citato sul frontone del Pantheon), le terme costituivano uno degli esempi più ricchi e raffinati di edilizia pubblica di Roma. Anche in questo caso l’ambizione umana non sopravvisse al tempo: fin dal Medioevo i bellissimi marmi e le numerose statue che adornavano le terme vennero smantellate e trasferite altrove.

Una copia dell'Apoxyómenos, conservata ai Musei Vaticani a Roma.
in foto: Una copia dell’Apoxyómenos, conservata ai Musei Vaticani a Roma.

Di questo importantissimo edificio restano però alcune tracce importantissime, come la bellissima raffigurazione bronzea dell'Apoxyómenos, di cui oggi esiste una copia in marmo presso i Musei Vaticani. “L’atleta che si deterge” è solo uno degli esempi che ci aiutano ad immaginare quanto ricche e magnifiche dovevano essere le terme di Agrippa: qui doveva essere ubicato anche il “Pignone”, un enorme scultura di bronzo di quattro metri che oggi, replicata in marmo, decora il Cortile della Pigna di Città del Vaticano.

La Domus Aurea: la "dannazione" di Nerone

I resti di uno dei soffitti della Domus Aurea di Nerone.
in foto: I resti di uno dei soffitti della Domus Aurea di Nerone.

Nel ricostruire la storia dei monumenti perduti della città di Roma un’attenzione particolare meritano tutti gli edifici e le statue costruite in onore di Nerone: il nome dell’imperatore fu infatti quello che più di tutti subì il violento processo di damnatio memoriae in voga soprattutto in età imperiale. Monumenti, statue, effigi, e persino i nomi incisi su di essi e sulle monete, sono stati rimossi in modo da eliminare per sempre il suo ricordo.

La Domus Aurea, l’Arco e il Colosso di Nerone subirono tutti lo stesso destino, scomparendo dal ricordo e dalla Storia. Fortunatamente restano ancora alcune tracce, sia materiali che documentarie, che ci parlano di quanto doveva essere magnifica e lussuosa la dimora voluta da Nerone fra il Palatino e l'Esquilino: Svetonio racconta di come “ogni cosa era rivestita d'oro e ornata di gemme e madreperla. Il soffitto delle sale da pranzo era di lastre d'avorio mobili e forate, perché vi si potessero far piovere dall'alto fiori ed essenze”. Stessa sorte toccò al Colosso neroniano, che negli anni a seguire venne più volte riutilizzato da altri imperatori come strumento di auto celebrazione: anch'esso è ormai praticamente scomparso, probabilmente distrutto durante il Sacco di Roma.