Il primo vaccino obbligatorio in Italia? Fu quello contro il vaiolo, alla fine del XIX secolo. A stabilire per legge che tutti gli italiani, da Nord a Sud, dovessero vaccinarsi contro il vaiolo, fu un provvedimento normativo che rese la vaccinazione contro una delle malattie storiche, quella del vaiolo, appunto, che porta il nome di legge Crispi-Pagliani nel 1888. All'indomani dell'Unità d'Italia, infatti, fu stabilita la prima vaccinazione di massa degli italiani, contro il vaiolo.

All'epoca, nel nostro Paese, era in carica Governo Crispi I, che lo fu dal 29 luglio 1887 al 9 marzo 1889 per un totale di 589 giorni, ovvero 1 anno, 7 mesi e 8 giorni. Francesco Crispi era subentrato ad Agostino Depretis alla sua morte, il suo Governo manterrà gli stessi ministri del precedente.

Anche se il primo vaccino disponibile contro il vaiolo risaliva alla fine del secolo precedente, grazie alla scoperta di Edward Jenner, medico inglese che nel maggio del 1796 innestò nel braccio di un bambino di 8 anni una piccola quantità di materiale purulento prelevato dalle ferite di una donna malata di Vaiuolo Vaccinole, le vaccinazioni in Italia furono introdotte verso la fine del 1800 sulla spinta delle esperienze acquisite in Europa e nel nostro Paese con il vaccino contro il vaiolo e le ricerche sui batteri di Pasteur e Koch. La prima ad essere introdotta fu, appunto, quella antivaiolosa, resa obbligatoria dalla legge Crispi-Pagliani  nel 1888. Nel 1939, invece, un anno prima della guerra, venne resa obbligatoria la vaccinazione antidifterica entro i primi due anni di vita.

Già all'epoca, dunque, la vaccinazione era considerata un fondamentale intervento di Sanità Pubblica, che si prefigge di proteggere sia l'individuo che la comunità. Il vaccino è un presidio preventivo fondamentale per la salute, ed ha permesso di ridurre in maniera estremamente rilevante il numero di patologie gravi.